| 1. LETTERA
DI PRESENTAZIONE
Care amiche,
Vi proponiamo di partecipare e di preparare con noi
il Convegno Internazionale delle Donne in Nero
(e non solo) che si terrà in Italia, a Marina
di Massa, dal 28 al 31 agosto 2003.
Per la prima volta, dopo più di dieci anni, il
nostro incontro si sposta dai Balcani, e un gruppo di
DiN italiane si occuperà di coordinare i lavori
preparatori. Desideriamo molto ritessere la rete delle
Donne in Nero in tutto il mondo, affinchè tutte le
regioni siano presenti, abbiano voce e partecipino
alla costruzione di questo evento. Ci piacerebbe
inoltre allargare questo convegno, come i precedenti,
alla partecipazione delle donne con cui condividiamo
scelte, azioni e impegno.
La proposta sui temi di discussione la troverete in
allegato. Sono volutamente generici, costituiscono il
quadro generale di riferimento, in cui ciascun gruppo
potrà identificare gli argomenti specifici e il
proprio punto di vista, a partire dalle esperienze,
riflessioni e differenze della propria realtà.
L’idea è che le giornate di lavoro durante il
convegno di agosto siano divise in due momenti, la
mattina verrebbero affrontati i temi generali in
assemblea plenaria, il pomeriggio si continuerebbe i
lavori con approfondimenti e discussioni in workshop
più ristretti.
Questa è la nostra proposta per il lavoro
preparatorio:
Vi chiediamo:
- di diffondere e discutere nella rete delle Donne
in Nero della vostra regione temi e proposte;
- di farci sapere quali contributi vorrete portare
al convegno, e su quali temi specifici;
- quali sono le donne "non DiN", con cui
avete relazioni e condivisione di impegni e
attività, il cui contributo ritenete
significativo.
- Vi chiediamo, per questi mesi di lavoro in
comune, di scegliere chi farà da punto di
riferimento per la comunicazione all'interno della
vostra regione; per coordinare con noi gli scambi
di informazione e documenti, e l'organizzazione
pratica.
Da parte nostra ci impegniamo a trasformare i
contributi di tutte in un programma dettagliato del
convegno, che vi comunicheremo e rivedremo insieme.
Ancora alcune questioni pratiche, ma importanti.
Ci sarà anche una sezione artistica, si prevede una
conferenza stampa ad apertura e chiusura del convegno,
ed un nostro momento pubblico collettivo.
Ai fini di una buona organizzazione ci serve sapere al
più presto il numero, anche indicativo, delle
partecipanti da ciascuna regione, e la/le lingue per
le traduzioni.
Sappiamo che il convegno sarà molto costoso; ci
proponiamo di cercare finanziamenti in Italia per
quanto è possibile, ma è necessario che ciascuna
regione si impegni, secondo le proprie possibilità, a
trovare modi di autofinanziamento e di sostegno
reciproco, per permettere una partecipazione
equilibrata, soprattutto delle donne che provengono
dai luoghi difficili ed hanno maggiori difficoltà ad
affrontare il viaggio e il soggiorno in Italia.
Scriveteci presto! diteci cosa ne pensate,
mandateci critiche, proposte e opinioni: fate
riferimento a Giulia Franchi, e-mail:
segreteriaconvegno@donneinnero.org
2. TEMI DEL CONVEGNO
I temi che seguono emergono dalle discussioni, a
vari livelli, all’interno della rete delle Donne in
Nero italiane. Partiamo quindi da noi, da quanto ci è
parso più significativo e problematico. Pur
rendendoci conto della parzialità dei contenuti,
contiamo sul contributo di tutte per ampliarli e
definirli meglio. Ci siamo interrogate su chi siamo
oggi, su quali sono le nostre attuali difficoltà e
contraddizioni, su quali sono le elaborazioni, le
esigenze di approfondimento, le prospettive del
movimento di cui facciamo parte.
Le contraddizioni e difficoltà riguardano
soprattutto le relazioni:
- con le donne dei luoghi e nel tempo del
conflitto, relazioni in emergenza, a
volte asimmetriche e non paritarie, che
soddisfano, forse, la nostra esigenza di portare
solidarietà politica e aiuto materiale, ma che
necessitano di una rilettura e di una
rivisitazione;
- con le donne nei luoghi del conflitto
dopo che la guerra guerreggiata è terminata
e i riflettori dei media si sono rivolti altrove,
durante quello che chiamiamo “il dopoguerra”.
- con le donne, e non solo, dei luoghi in
cui viviamo; abbiamo difficoltà a
stabilire relazioni con altri gruppi di donne e
con i movimenti misti, mantenendo la nostra
specificità e riconoscendo e rispettando le
differenze....
I luoghi difficili che hanno costellato i nostri
percorsi degli ultimi anni sono tasselli emblematici
di un quadro globale che cambia e che vogliamo
conoscere e comprendere, per non restare intrappolate
in una visione parziale e "miope", per
quanto tragica, del mondo in cui viviamo; questi i
principali argomenti che proponiamo all’elaborazione
e all’approfondimento:
- La guerra “preventiva” permanente,
come elemento necessario di dominio del mondo,
entro l’orizzonte del liberismo capitalista,
modello economico imperante su scala planetaria;
- il riarmo che ne consegue, l’aumento evidente
delle spese militari, tendenza rintracciabile nei
diversi paesi del mondo, unitamente al forte
ridimensionamento dello stato sociale, delle
tutele e delle garanzie in materia di salute,
previdenza, istruzione;
- lo smantellamento del diritto internazionale, la
crisi profonda dell’ONU e la definizione di
nuovi rapporti tra gli stati, segnati pesantemente
dall’unilateralismo statunitense.
- Il “dopoguerra”: come
cambia la situazione quando il senso di emergenza
che ci muove nei periodi di guerra combattuta
diminuisce, o si sposta su altri luoghi difficili;
come cambia per noi, che nell'emergenza puntiamo
sugli aiuti materiali, e per chi continua ad
abitare i luoghi e le società sconvolti dal
conflitto (si veda, ad esempio, i casi
dell’Afghanistan e dei Balcani).
- Gli integralismi operanti nelle
diverse aree del mondo:
- religiosi e culturali;
- militari e nazionali, nelle
varie forme in cui si esplicitano;
- quello dominante occidentale
che in nome della sicurezza impone la guerra, la
chiusura dei propri confini verso l’esterno,
nega accesso e accoglienza ai migranti, spinti
verso l’Europa da ingiustizie, miseria e
conflitti; determina, al proprio interno, la
cancellazione dei diritti, la diminuzione degli
spazi democratici, il controllo repressivo della
devianza e del dissenso in una logica di
militarizzazione, materiale ma soprattutto
mentale, di carattere sempre più maschile e
maschilista.
Chiave di lettura di tutto questo:
quale la politica delle donne su ciascuno di
questi temi? Con quali prospettive?
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