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Con riferimento al Comunicato
Stampa della "Sinistra per Israele" pubblicato in
Vareseonline dell'11 novembre 2003, le DONNE IN NERO
di Varese, che pure hanno scelto il silenzio per
caratterizzare il messaggio primario del loro Movimento che
è quello di condannare ogni guerra e di portarla al di
fuori della Storia dell'intera umanità, questa volta sono
costrette, pur nella loro indignazione, a prendere la parola
per rifiutare e respingere al mittente le motivazioni che si
sono volute attribuire alle Donne in Nero per l'iniziativa,
assunta il decorso 8 novembre, con la manifestazione indetta
contro il muro in Palestina.
La SPI ha certamente pieno
titolo di dissociarsi dalle nostre ragioni, ma non ha alcun
titolo per attribuirci l'intenzione di aver voluto lanciare,
dal nostro presidio, messaggi che non ci appartengono.
Le Donne in Nero di Varese non
hanno formulato alcuna versione caricaturale del conflitto
in atto tra Israele e Palestina, non hanno indicato in
Israele l'unico ostacolo per la pace ma, semmai, hanno visto
e vedono la politica muscolare esibita ad oggi da Sharon la
principale ragione dell'allontanamento di ogni processo di
pace.
Nè, meno che mai, hanno
inneggiato all'Intifada. I nostri interlocutori, portatori
più di cieco spirito polemico che di reale conoscenza della
nostra storia, ignorano che la prima manifestazione delle
Donne in Nero, dalla quale si è irradiato in tutto il
mondo, con la fertile diffusione e condivisione, il nostro
Movimento, avvenne proprio per iniziativa di donne
Israeliane in una piazza di Gerusalemme, cui subito si
associarono in sincero gemellaggio di intenti le donne
palestinesi, e ciò proprio in occasione della prima
Intifada! Altro che inneggiare alla stessa!
Ma questo non è il solo profilo
di ignoranza. Quando ci si accusa di non aver condannato
senza ambiguità il terrorismo, si dice una colossale
sciocchezza. Si fa finta di ignorare, infatti, che la
condanna assoluta della guerra, di ogni guerra, di tutte le
guerre, comprende sia i terrorismi da qualunque parte
provengano, sia le guerre preventive contro i vari
terrorismi stessi. Quando condanniamo ogni conflitto
(insieme ad ogni deleteria intenzione di escalation,
diretta o indiretta, di qualsivoglia conflittualità) è
certamente fuori da ogni nostro intento quello di fare
caricature (c'è purtroppo poco da ridere e molto da
piangere!) e, men che mai, in relazione ai contendenti, di
spostare le ragioni dell'uno contro le ragioni dell'altro.
Ciò che ci sgomenta - occorre
pur dirlo senza reticenze - è che oggi, se si critica la
politica guerrafondaia di Bush si viene tacciati di
antimericanismo e se si censurano le focose e muscolari
iniziative di Sharon si passa per antisemiti. Come se Bush e
Sharon rappresentassero gli interi popoli americano ed
israeliano e come se, in America ed in Israele, non fossero
presenti ed attivi movimenti di pacifismo che condannano
apertamente, essi per primi, i propri avventurosi
governanti.
La verità è che, ribaltando
artatamente causa ed effetti, si finisce col definire
terrorista chiunque si difenda dalle altrui aggressioni ed
occupazioni al fine di reperire, in tal modo, una ragione
legittimante delle proprie iniziative guerrafondaie!
Quanto, infine, all'accusa di
aver formulato un accostamento storicamente assurdo ed
inaccettabile tra il Muro di Berlino e quello eretto da
Sharon, a tutte le cittadine ed a tutti i cittadini presenti
alla nostra manifestazione è apparso chiaro lo spirito che
abbiamo voluto esprimere in proposito. Il "muro"
infatti, fosse quello di Berlino o quello che, oggi, taglia
i territori palestinesi, è stato assunto ad emblema di
volontà tese a realizzare divisioni, separazioni di popoli
e di territori, di non volontà di dialogo, di
incomunicabilità, fomentando il perpetuarsi di prospettive
di guerra (calda o fredda che sia) ed allontanando sempre più
ogni prospettiva di pace.
E' stato questo ciò che noi
condanniamo e continueremo a condannare. Sempre.
Era così difficile capirlo?
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