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A
10 ANNI DAL MASSACRO DI SREBRENICA
PER
NON DIMENTICARE
le foto del presidio
All’inizio
dell’estate del 1995 la guerra in Bosnia Erzegovina sta per
finire.
Con
l’assenso delle potenze internazionali i tre presidenti
delle comunità in conflitto – Milosevic Federazione
jugoslava, Tudjman croato, Izetbegovic musulmano – si
spartiscono il territorio: il 51% della Bosnia ai croati –
musulmani, il 49% ai serbi.
Unici
ostacoli all’intesa, Sarajevo in mano ai serbi e zone
protette dall’ONU, Sepa, Goradze, Biach, Srebrenica, enclave
musulmane sottoposte da 3 anni ad un duro e spietato assedio
da parte delle forse filoserbe.
Mancano
cibo, medicine, la popolazione è allo stremo; la presenza di
un contingente di forze di interposizione garantisce solo che
la città non capitoli definitivamente.
Il
30 maggio l’ONU decide che i caschi blu che proteggono
Srebrenica devono farsi da parte. Scelta fatale che segna il
destino di questa graziosa città termale e di minatori in cui
vivono circa 40.000 bosniaci di religione musulmana.
Dopo
furiosi bombardamenti sulla città non più protetta, il 9
luglio, le truppe serbo-bosniache entrano in Srebrenica,
separano gli uomini da 12 a 70 anni e deportano il resto della
popolazione.
In
un crescendo di violenza che vede stupri di massa,
mutilazioni, esecuzioni di civili e sepoltura di gente viva, i
militari uccidono circa 10.000 civili inermi, buttandoli in
fosse comuni.
Dopo
l’eccidio, negato dagli ufficiali responsabili, molti
criminali sono ai loro posti, liberi grazie alla connivenza
degli attuali vertici dello Stato. Solo Milosevic è stato
consegnato.
In
Europa e in Italia ben poche voci si sono levate per
riconoscere le responsabilità e le connivenze che hanno
permesso la strage di Srebrenica, il più grande eccidio
avvenuto in Europa dopo la seconda guerra mondiale e
dichiarato dal tribunale internazionale come genocidio.
Ogni
anno le Donne in Nero di Belgrado il 10 luglio
organizzano una veglia per ricordare le vittime
dell’eccidio, per negare che tutto ciò sia stato compiuto
nel loro nome e perché la Serbia si assuma pubblicamente la
responsabilità dell’accaduto.
In questa occasione le Donne in Nero di
Belgrado vengono sempre aggredite sia verbalmente che
fisicamente, a riprova che parlare di Srebrenica viene ancora
considerato atto di tradimento della Patria.
I nostri
corpi sono qui, ma i nostri cuori e le nostre menti sono a
Belgrado assieme alle Donne in Nero di tutta Europa per
ricordare i 10 anni dall’eccidio, così come saremo vicine a
loro l’11 luglio a Potocari, vicino a Srebrenica, il luogo
fisico in cui l’eccidio è avvenuto, per ricordare le
vittime e per chiedere che tutti i colpevoli siano consegnati
e puniti.
Donne in Nero
Varese
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