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8 marzo 2005

LIBERIAMO LA PACE

Giuliana Sgrena è stata liberata, immensa è stata la nostra gioia

Finalmente dopo un mese di prigionia potevamo riabbracciarla, averla di nuovo tra noi, festeggiare con lei l'8 Marzo. Ma perché, in questo mondo così segnato da conflitti e violenza  che spesso Giuliana ci ha raccontato, deve essere subito offuscato dal dolore?
Dolore per la tragica morte di Nicola Calipari, un uomo generoso "ucciso dal fuoco amico" per salvare la vita di Giuliana.

Un uomo gentile, pieno di umanità e con un forte senso dello Stato, non l'abbiamo conosciuto, ma la sua morte ci lascia sgomente, con lui sentiamo di aver perso un amico, uno di noi.
Gli USA, il Ministro degli Esteri del nostro Paese ci dicono che la tragedia va imputata all'errore, al fato, ci sorge una domanda: non è che quanto è successo a Nicola Calipari, ai suoi collaboratori, a Giuliana succede ogni giorno agli iracheni?

Quante donne e uomini iracheni pacifici e disarmati vengono uccisi in questo modo dai loro salvatori?

Sappiamo che le truppe di occupazione americane non hanno il controllo del territorio e sparano su tutto ciò che si muove e il potere assoluto e indiscriminato che hanno su tutto l'Iraq determina una situazione di tensione, insicurezza, che può essere definita solo con un termine: "Stato di Guerra".
No! Noi non crediamo che questa tragedia che ci ha colpito tutte/i sia da imputare ad un errore o al fato, ma sia la tragica conseguenza di una guerra insensata e senza fine che ha mostrato il suo volto crudele a Nicola Calipari che alle armi privilegiava con competenza il negoziato.

Questa guerra va fermata, al governo italiano chiediamo il ritiro immediato dei nostri soldati - restare significa essere complici - che si adoperi per il ritiro di tutte le truppe di occupazione, sostituendole con una forte presenza dell'ONU per stabilire la piena legalità internazionale e la piena sovranità del popolo iracheno.

CHIEDIAMO INOLTRE CHE SIA FATTA GIUSTIZIA E VERITA'

Governo, Magistratura, procedano subito, per impedire l'insabbiamento di quanto è avvenuto, chiarire le dinamiche della tragedia, individuare i colpevoli dell'"omicidio" di Nicola Calipari, per sottoporli a processo, superando l'intollerabile immunità di cui godono - per tacito accordo - i militari statunitensi.

Giuliana è libera, è di nuovo con noi in questo giorno così importante per le donne, il nostro pensiero va a Florence Aubenas, alle donne irachene private della loro libertà, vittime della spirale violenta che attanaglia il paese. A tutte loro dedichiamo questo 8 Marzo.

Il nostro impegno, la nostra mobilitazione, continueranno fino alla liberazione contro il massacro di vittime innocenti, per liberare la pace.

Donne in Nero

Varese, 8 marzo 2005

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