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UN’ALTRA VITTIMA CHE FA RIFLETTERE


dall’articolo di Giuliana Sgrena “Il Manifesto” 27 settembre 2006

“”L’ Afghanistan si sta irachizzando. Due soldati italiani morti in pochi giorni a Kabul, l’ultimo ieri. Kamikaze, autobomba, rapimenti, bombe sulle strade per far saltare i convogli militari “collaborazionisti”, uccisi-come Safia Hama Jan, assassinata a Kandahar. Intanto l’ultima edizione di Newsweek celebra con una copertina (diffusa in tutto il mondo, Usa esclusi) la fine dell’Afghanistan e la nascita del Jihadistan, ovvero la terra dei jihadisti (i combattenti per la “guerra santa”) nelle zone tribali al confine con il Pakistan.

La situazione è ulteriormente peggiorata rispetto a due mesi fa, quando è stata rifinanziata  la missione: la decisione del ritiro non può più essere rinviata.

Chi si oppone al ritiro afferma che non possiamo abbandonare il paese in questa situazione. Ma questa situazione l’abbiamo creata noi. Con i signori della guerra che imperversano e fanno affari con l’eroina. Senza che sia stata avviata la ricostruzione perché la maggior parte dei finanziamenti sono finiti ad alimentare la corruzione del governo di Kabul. Gli USA avevano detto ipocritamente che andavano a liberare le afgane dal burqa: ma le donne continuano a essere assassinate ed è rinato il Ministero per la prevenzione del vizio e la promozione della virtù.

Senza la droga (l’Afghanistan ne è il primo produttore mondiale) i signori della guerra non avrebbero i soldi per pagare le loro milizie e se i giovani che ne fanno parte avessero delle alternative il disarmo sarebbe percorribile.

Ma per avviare un nuovo percorso occorre una rottura netta, che può avvenire solo col ritiro di tutte le truppe.””

Donne in Nero

Varese, 29.09.06