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Da 11 giorni Clementina
CANTONI è nelle mani dei suoi sequestratori. 11 giorni
scanditi dalle notizie contrastanti che giungono sulla sua
liberazione.
Il governo di Kabul
afferma che i sequestratori sono "criminali
comuni" come se in Afghanistan, un paese sfaldato dalle
guerre e dall'introduzione forzata di una parodia della
democrazia, si possa distinguere tra ciò che è politico e
ciò che è criminale.
Ci stanno
abituando a vivere nell'ipocrisia di chi fa le guerre per
esportare la democrazia, ma chi ci ha dipinto l'Afghanistan
come un paese pacificato ci nasconde che quel paese non è
governato da Karza, ma da vari signori della guerra che
continuano a spartirsi il paese con sistemi violenti.
Il
rapimento di Clementina, averla privata della sua liberà,
sottratta alla sua opera di volontariato, al suo lavoro
concreto - unica speranza di vita per tante donne Afghane -
non può essere ridotto ad un episodio di marginalità
criminale, ma è un atto di guerra prodotto da una
situazione di guerra.
Clementina
con il suo lavoro ed il suo impegno verso i più deboli, chi
più ha sofferto le conseguenze dei bombardamenti e
distruzioni, innanzitutto donne e bambini, fa onore al
nostro paese molto più della presenza militare.
Vicine
alle donne afghane che quotidianamente scendono in piazza
chiediamo la libertà per il popolo afghano e la fine di
tutte le guerre e al governo italiano di continuare ad
intensificare la sua azione perché Clementina Cantoni sia
liberata.
Donne
in Nero
Varese,
27 maggio 2005
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