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ERAN TRECENTO...
 

E son rimasti in cinquanta. Gli altri migranti sono stati “accolti” nella profondità del canale di Sicilia: una morte crudele, un' ecatombe. E' successo mercoledì 6 aprile mentre trecento migranti cercavano di approdare alle nostre coste, su malsicuri barconi, in balia di un mare in tempesta. Purtroppo dobbiamo -ahinoi!- raccontare ancora una volta la tragica fine di bambini, donne, giovani uomini che rende ancora più gravoso il bilancio delle vittime che hanno trovato la loro tomba  nelle profondità del mare nostrum, mare che un tempo affratellava genti, costumi, culture. Cosa è diventato oggi? Un confine blindato che sa solo separare, sterminare, uccidere. Spazzando via ciò che ancora resta della nostra perduta umanità.

La morte di quei 250 disperati è, forse, anche una conseguenza della nostra ingerenza “umanitaria” in Libia. Si sono preferiti i bombardamenti ai corridoi umanitari che avrebbero portato aiuto e sollievo agli esseri umani e, primi fra tutti, ai profughi intrappolati e perseguitati dalla guerra civile. E si continuano a chiamare, senza alcun rispetto, “clandestini” quegli uomini, quelle donne, quei bambini che mettono a repentaglio la propria vita per fuggire da guerre, da violazioni di diritti umani, da persecuzioni, da fame. Tanta fame. Arrivano in Italia -Terra Promessa- e cosa trovano? O la morte nelle profondità marine o vengono stipati in vere e proprie prigioni a cielo aperto, prive delle pur minime condizioni di sopravvivenza, in attesa di essere “rispediti” (ma cosa sono: pacchi postali?) nelle terre d' origine, dove spesso sono sottoposti a torture e deportazioni. In venti anni 16mila esseri umani hanno trovato la morte in fondo al nostro mare, trasformato in un macabro “cimitero mediterraneo”. E c' è anche un esponente delle  nostre istituzioni che, con cinico sadismo, ha osato esclamare, con ghigno da far paura: “Bisogna respingere gli immigrati, ma non possiamo sparargli, almeno per ora!”.

Non ci sono parole per commentare questa disumana cattiveria. E' stato un vero e proprio pugno nello stomaco che ha letteralmente paralizzato ogni nostra reazione. Scatterà dopo questa tragedia la molla della solidarietà collettiva? E si comincerà a riflettere sulla follia delle “guerre umanitarie” che uccidono esseri umani? Continueremo ad assistere ad episodi di insopportabile razzismo che ci umilia profondamente e ci trascina al grado zero dell' umanità?

Ultima ora: un barcone pieno di migranti si è incagliato al largo delle coste siciliane. Due donne, in preda al panico, si sono gettate in mare che le ha inghiottite insieme alle loro speranze. In Liguria è stato dato alle fiamme un vecchio edificio individuato come “rifugio provvisorio” di una parte dei migranti provenienti dalla Sicilia. Un altro atto di barbarie o di indecente razzismo?

Donne in Nero

15 aprile 2011