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INCRIMINATO!!!

Incriminato, chi? Vi chiederete.

Ve lo diciamo subito: Omar el Beshir.

E chi è costui? Il temuto presidente del Sudan, di cui il martoriato Darfur è una provincia.

Beshir è stato riconosciuto colpevole di “crimini contro l' umanità” nel conflitto in Darfur. La Corte penale internazionale dell' Aja ha formalmente messo in stato d' accusa e spiccato un  mandato di arresto (dopo anni di accurate indagini) il presidente sudanese Omar el Beshir per i massacri compiuti nella regione occidentale del Darfur teatro, dal 2003, di un conflitto che ha fatto registrare 300mila morti e 2 milioni di sfollati.

Al potente Capo di Stato, giunto al potere con un golpe militare nel 1989 seminando terrore, morte e uomini in fuga, sono stati addebitati sette terribili capi d' accusa per crimini di guerra e crimini contro l' umanità, tra cui: assassinio, stupro e tortura. Non sono state accolte, invece, per mancanza di prove, le richieste di rinvio a giudizio avanzate dal procuratore Ocampo, il magistrato che ha condotto tutte le indagini.

Ma Beshir non ha paura! Perché sa che il Tribunale dell' Aja non dispone di una polizia che possa rendere esecutivo il mandato di cattura emesso dal Tribunale.

E, intanto, ci sono state le prime “ritorsioni” presidenziali: arresti e revoca della licenza di operare in Sudan a diverse organizzazioni non governative. Tra di esse, Medici senza frontiere che si è vista costretta a ritirare il proprio personale medico dal Darfur lasciando la popolazione senza assistenza sanitaria, pur se minima rispetto alle esigenze.

Magnanimità di un presidente!

Tra le prove all' esame del Tribunale dell' Aja ci sono anche i disegni dei bambini del Darfur che evidenziano, in maniera schiacciante, ciò che avviene in quella regione.

Ci voleva la mano dei bambini per dirci che la storia dell' orrore non ha tempo né luogo. E' un pozzo universale dove cadono le vittime degli eccidi, unite dalla stessa catena. Dai villaggi del Darfur a quelli della Bosnia; dagli accampamenti degli Indiani d' America alle città sudamericane: la stessa linea di sangue ed un unico tratto di matita. I disegni dei bimbi sopravvissuti del Darfur e le didascalie sotto i cadaveri -”morti”, “morte”- ci fanno capire che è accaduto qualcosa di veramente terribile: povere capanne distrutte a colpi di bulldozer (come a Gaza?), bombe al napal che piovono dal cielo; donne trascinate via con terribile ferocia, come bottino di guerra; poveri corpi portati via dalle correnti del fiume; aggressori con “la pelle più chiara” e con armi moderne...

I disegni, così realistici e con i loro vivacissimi colori, ci illustrano assai bene ciò che avviene ormai da troppi anni (anche se dal 2005 è in vigore -si fa per dire!- una esilissima pace) in Darfur e che il governo si ostina, con assurda pervicacia, a negare.

La crudeltà della guerra fa vedere ai bambini (e i bambini-soldato li vogliamo dimenticare?) cose che non avrebbero dovuto mai conoscere: la morte in tutto il suo orrore; il sangue; il terrore di chi fugge sapendo da cosa e da chi ma senza conoscere una sicura meta. Sono -ripetiamo!- 300mila le vittime della tragedia del Darfur. Sono 2 milioni gli sfollati ammassati in campi che sono vere prigioni a cielo aperto.

Beshir incriminato! Ma giustizia sarà fatta? Lo chiedono tutti coloro che ancora conoscono il significato della parola umanità.

Concludiamo con le strazianti parole di Amin, bimba quattordicenne rapita e violentata.

“Rapirono cinque ragazze all' uscita della chiesa.

Ci portarono al fronte.

Dovevamo cucinare e portare munizioni.

Ci minacciarono.

Se non fossi andata con loro mi avrebbero uccisa....

Io voglio andare a scuola!

Voglio tornare tra la mia gente...”.

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Donne in Nero

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