|
NUCLEARE?
N0, GRAZIE!
Era
il 26 di aprile del 1986 quando un guasto alla centrale
elettronucleare Lenin di Cernobyl
provocò la fuoriuscita di una nube radioattiva che si
propagò su gran parte dell' Europa. Il terribile incidente
determinò la morte di più di trenta persone ed una vasta
zona contaminata dovette essere evacuata. Il disastro fu
enorme e le conseguenze, nefaste per le persone e le cose,
furono -e lo sono tuttora!- di rilevantissima portata.
Vaste
zone coltivate furono rese inservibili a causa delle terribili
radiazioni che provocarono anche (e soprattutto) danni fisici
e psichici agli abitanti di tutte le zone circostanti che,
ancora oggi, a distanza di oltre venti anni, ne portano i
segni.
E
noi? Per quanto tempo abolimmo dalle nostre tavole verdure
(quelle a foglia larga), latticini e tutto ciò che si
riteneva potesse essere contaminato?
La
terribile vicenda ebbe l' effetto di accrescere in tutto il
mondo l' avversione verso l' utilizzazione del nucleare come
fonte di energia. E noi come eravamo messi? Nel nostro Paese
si era stabilito di creare delle centrali
nucleari ed era stata attribuita al Comitato
interministeriale per la programmazione economica (CIPE) la
competenza a decidere in materia. Ma il disastro di Cernobyl
determinò la necessità di indire un Referendum che
dicesse “no” alle centrali nucleari. E così, nel 1987 (l'
8 e 9 settembre), il referendum ci fu, sintetizzato nella
formulazione dei seguenti tre quesiti posti dai referendari:
l
abolire le norme
che delegavano al CIPE la decisione in materia di
localizzazione delle centrali
nucleari: la percentuale dei votanti fu del 65,1%, i SI
l' 80,6% ed i NO il 19,4%;
l
abolire i
contributi agli enti locali che avrebbero ospitato centrali
nucleari: la percentuale dei votanti fu del 65,1%, i SI il
79,7% ed i NO il 20,3%;
l
abolire l'
autorizzazione concessa all' ENEL di partecipare a progetti
per lo sfruttamento dell' energia nucleare all' estero: la
percentuale dei votanti fu del 65,1%, i SI il 71,9% ed i NO il
28,1%.
In
sintesi, si affermò: Niente nucleare!!!
Ma
perché, oggi, ricordiamo tutte queste vicende? In Senato una
maggioranza schiacciante (con esclusione di parte dell'
opposizione) ha stabilito, senza alcun tentennamento o timore,
l' adesione dell' Italia al nucleare. Ciò è stato deciso in
meno di due ore anche se la parola fine, prossimamente,
toccherà alla Camera. Non ci resta che sperare in un saggio
ripensamento da parte dei nostri Deputati!
In
due articoli del disegno di legge in questione si delega il
Governo a decidere entro sei mesi luoghi e criteri per la
costruzione di centrali nucleari e dei siti di stoccaggio dei
rifiuti (ad altissimo tasso di tossicità!). Entrambe le
localizzazioni saranno ritenute “aree segrete” e
“di interesse strategico nazionale” e, per tali
motivi, protette dall' esercito!
Ma
via! Perché mai dovremmo sapere dove vengono installate le
centrali nucleari?!?!
Un
ente pubblico francese affiancherà in questa impresa l' ENEL.
Però sarà Parigi a fornire la tecnologia che pare sia già
oltremodo vecchia, se non obsoleta! E i costi? La “torta”
iniziale è di almeno 20 miliardi di euro. Perfino gli Stati
Uniti, con tutto il loro arsenale atomico, non costruiscono
una nuova centrale dal 1972. Ed è un dato di fatto che da
allora nessun Paese al mondo ha investito nel nucleare.
Noi invece no: noi dobbiamo avere le centrali nucleari, se no
pare brutto! E il referendum abrogativo? Carta straccia. E
dell' opinione del popolo italiano espressa con una valanga di “si”? Non conta un fico secco, siamo il resto di niente!
Le
Regioni che non sono state interpellate sull' individuazione
dei siti, da Nord a Sud, di destra o di sinistra, sono tutte
contro il golpe atomico del Governo.
Obama,
primo presidente nero degli Stati Uniti d' America (la
personificazione di un sogno divenuto realtà) parla di un
altro sogno: “un mondo senza l' incubo del nucleare”
.
Noi
a questo sogno ci aggrappiamo.
O
è vietato anche sognare?
05.06.09
|