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ROSA
PARKS E ANNA
L'1
dicembre del 1955,
a Montgomery (USA),
Rosa Parks si rifiutò di obbedire all'ordine del conducente
dell'autobus James Blake che le intimava di lasciare il
posto a sedere e spostarsi nella parte posteriore del
pullman per fare spazio ai bianchi; Rosa era stanca di
essere trattata come una cittadina di seconda classe e
rimase al suo posto. Per questo fu arrestata e incarcerata
per condotta impropria e per aver violato le norme
cittadine.
Quella notte, cinquanta leader della comunità afro-americana, guidati
dall'allora sconosciuto Martin
Luther King si riunirono per decidere le azioni
da intraprendere per reagire all'accaduto. Il giorno
successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di
Montgomery, protesta che durò per 381 giorni; dozzine di
pullman rimasero fermi per mesi finché non fu rimossa la
legge che legalizzava la segregazione. Questi eventi diedero
inizio a numerose altre proteste in molte parti del paese.
Lo stesso King scrisse sull'episodio descrivendolo come
"l'espressione individuale di una bramosia infinita
di dignità umana e libertà" "Rimase
seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno
dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni
future".
Varese, giovedì 9 ottobre 2008, ad Anna, una ragazzina marocchina di 15 anni, viene
intimato di cedere il suo posto sull’autobus ad un ragazzo
italiano, ne segue un alterco dove viene chiamata
“marocchina di m.” e la minaccia di “fargliela
pagare”.
Il giorno seguente viene brutalmente picchiata da un gruppo di coetanei,
fra l’indifferenza dei passanti. Solo l’intervento di
una persona permette che il pestaggio non abbia conseguenze
ancora più gravi.
L’indifferenza: che brutta parola!
Brinzio, 14 ottobre 2008. Ignoti hanno ripassato di bianco le sagome di legno
che i bambini della scuola elementare avevano messo lungo la
strada del paese per allertare gli automobilisti, e farli
rallentare.
“Siamo
indignati per quello che avete fatto, perché avete rovinato
qualcosa di utile, di bello e di significativo” dicono i
bambini del Brinzio a chi ha imbrattato il loro lavoro.
Vogliono far passare il tutto per “bullismo”. Ma quando si sbiancano
le sagome di bambini di colore, quando si aggredisce una
ragazzina di 15 anni al grido di “marocchina di m…”
no, non è bullismo, è razzismo, e noi Donne in Nero
non possiamo che esprimere la nostra indignazione e portare
la nostra solidarietà a tutte le vittime di razzismo.
Donne in Nero
Varese, 17.10.08
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