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SREBRENICA
- PER NON DIMENTICARE
Nel luglio 1995 a Srebrenica sono
state uccise tra le 7.000 e le 10.000 persone in quello che è
stato definito il più terribile massacro dopo la fine della
seconda guerra mondiale. Anche quest’anno l'Associazione dei
Sopravvissuti della Drina-Srebrenica e l'Associazione per i
Popoli Minacciati (APM) hanno organizzato una marcia di
solidarietà, alla quale anche alcune Donne in Nero di Varese
hanno partecipato.
All’inizio dell’estate del 1995 la guerra in Bosnia
Erzegovina sta per finire.
Con l’assenso delle potenze internazionali i tre presidenti
delle comunità in conflitto – Milosevic Federazione
jugoslava, Tudjman croato, Izetbegovic musulmano – si
spartiscono il territorio: il 51% della Bosnia ai croati –
musulmani, il 49% ai serbi.
Unici ostacoli all’intesa, Sarajevo in mano ai serbi e zone
protette dall’ONU, Sepa, Goradze, Biach, Srebrenica, enclave
musulmane sottoposte da 3 anni ad un duro e spietato assedio
da parte delle forse filoserbe.
Mancano cibo, medicine, la popolazione è allo stremo; la
presenza di un contingente di forze di interposizione
garantisce solo che la città non capitoli definitivamente.
Il 30 maggio l’ONU decide che i caschi blu che proteggono
Srebrenica devono farsi da parte. Scelta fatale che segna il
destino di questa graziosa città termale e di minatori in cui
vivono circa 40.000 bosniaci di religione musulmana.
Dopo furiosi bombardamenti sulla città non più protetta, il
9 luglio, le truppe serbo-bosniache entrano in Srebrenica,
separano gli uomini da 12 a 70 anni e deportano il resto della
popolazione.
In un crescendo di violenza che vede stupri di massa,
mutilazioni, esecuzioni di civili e sepoltura di gente viva, i
militari uccidono circa 10.000 civili inermi, buttandoli in
fosse comuni.
Dopo l’eccidio, negato dagli ufficiali responsabili, molti
criminali sono ai loro posti, liberi grazie alla connivenza
degli attuali vertici dello Stato. Solo Milosevic è stato
consegnato.
In Europa e in Italia ben poche
voci si sono levate per riconoscere le responsabilità e le
connivenze che hanno permesso la strage di Srebrenica, il più
grande eccidio avvenuto in Europa dopo la seconda guerra
mondiale e dichiarato dal tribunale internazionale come
genocidio.
Ogni anno le Donne in Nero di
Belgrado il 10 luglio organizzano
una veglia per ricordare le vittime dell’eccidio, per negare
che tutto ciò sia stato compiuto nel loro nome e perché la
Serbia si assuma pubblicamente la responsabilità
dell’accaduto.
I nostri corpi sono qui, ma i
nostri cuori e le nostre menti sono a Belgrado assieme alle
Donne in Nero di tutta Europa per ricordare gli 11 anni
dall’eccidio, così come ci sentiamo vicine a loro a
Potocari, vicino a Srebrenica, il luogo fisico in cui
l’eccidio è avvenuto, per ricordare le vittime e per
chiedere che tutti i colpevoli siano consegnati e puniti.
Oggi non siamo vestite di nero. Indossiamo abiti
bianchi, il colore del lutto in quelle terre.
Donne
in Nero
Varese,
14 luglio 2008
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