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URANIO IMPOVERITO: DAL GOVERNO ITALIANO SUBITO UNA MORATORIA E I
RISARCIMENTI ALLE VITTIME
Bruxelles,
6 Novembre 2008
Responsabilità,
principio di precauzione e trasparenza contro le armi
all'uranio impoverito: il Governo Italiano accolga l'appello
del Parlamento Europeo sull'introduzione di una moratoria
nell'uso di questo tipo micidiale di armi e sblocchi i fondi
previsti per il risarcimento delle vittime.
Sono
173 i milioni di euro stanziati per le famiglie dei
soldati italiani morti -170 finora i decessi accertati- e
per i 2.540 soldati che si sono ammalati in seguito alle
missioni all'estero. Attualmente solo quattro famiglie sono
state risarcite mentre i soldi restanti sono al momento
bloccati per problemi burocratici tra il Ministero
dell’Interno e quello della Difesa.
Come è avvenuto per la moratoria della pena di morte, l’Italia
deve essere parte attiva alle Nazioni Unite anche per una
moratoria contro le armi all'uranio impoverito, che
rappresentano una palese violazione del diritto umanitario
internazionale e il cui impatto è devastante per l'uomo e
l'ambiente: lo abbiamo ribadito con varie risoluzioni al
Parlamento Europeo, la più recente votata ad ampia
maggioranza lo scorso maggio (491 MEP favorevoli, 18 contrari
e 12 astenuti) quando abbiamo rinnovato l'appello per la
moratoria nell'utilizzo di tali armi, a non inviare personale
militare e civile nelle regioni in cui non vi è garanzia che
l'uranio non sia stato utilizzato e soprattutto sollecitando
studi scientifici e l'inventario delle aree contaminate.
Sulla tutela della salute umana non sono ammesse deroghe né
ignavie: per questo il Governo Italiano dovrebbe anche
sostenere la nuova risoluzione sugli "Effetti dell'uso di
armamenti e munizioni contenenti uranio impoverito"
(A/C.1/63/L.26), che sarà votata all'inizio di questo mese
alle Nazioni Unite e che chiede ai Governi ulteriori
approfondimenti su questo tema, visto che finora i dati
utilizzati dalle tre agenzie IAEA (Agenzia Internazionale per
l'Energia Atomica), l'UNEP (Programma delle Nazioni Unite per
l'Ambiente) e il WHO (Organizzazione Mondiale per la Sanità),
non sono aggiornati, sono privi di verifiche incrociate e di
ricerche sul campo.
Lo affermiamo da tempo anche con
la
Coalizione Internazionale per la messa al bando delle armi
all'uranio (ICBUW- http://www.bandepleteduranium.org)
che porta avanti una campagna globale per la moratoria e
contro gli investimenti di banche e compagnie finanziarie di
tutto il mondo, molte europee, nella fabbricazione di questo
tipo di armi, utilizzate in vari conflitti dal 1991 al 2003,
in Iraq, Afghanistan, Kosovo, Bosnia o in Somalia, causando
migliaia di morti tra i soldati e i civili e moltissimi
ammalati a causa delle loro polveri sottili radioattive: nelle
zone altamente contaminate dall'uranio - oltre il 70%
dell'Iraq- crescono infatti le probabilità di tumori,
leucemie o malformazioni.
Proprio a causa delle conseguenze dannose derivanti dal suo grado
elevatissimo di tossicità, il 7 marzo del 2007 il
Belgio, primo paese al mondo, decideva per il bando completo
nell'uso di armi, corazze, equipaggiamenti militari all'uranio
impoverito: l'Unione Europea e l'Italia dovrebbero seguire
questo esempio.
Dal Governo italiano ci aspettiamo quindi una presa di posizione
seria e coerente, facendo della battaglia contro l'uso delle
armi all'uranio impoverito una battaglia di civiltà con una
straordinaria mobilitazione, la stessa che si è vista per la
moratoria sulla pena di morte.
LUISA MORGANTINI Vice Presidente del
Parlamento Europeo
Donne in Nero
Varese, 14 novembre 2008
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