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OTTO
MARZO:
NEL
NOME DELLE DONNE
Lattuale
celebrazione dell’ otto marzo nasce da molto lontano ed è
utile rivisitare insieme i momenti salienti delle sue
origini, attraverso un breve, sintetico ripasso
storico.
·
1907: Clara Zetkin (dirigente del
movimento operaio tedesco) organizza con Rosa Luxemburg
(esponente dell’ ala sinistra del partito socialista
tedesco, durante la prima guerra mondiale svolge propaganda
contraria al conflitto, viene arrestata ed assassinata) la
prima Conferenza Internazionale della Donna.
·
1908: 129 operaie di un opificio di
Chicago proclamano uno sciopero ed occupano di fatto la
fabbrica in cui, poi, vengono rinchiuse dal padrone; scoppia
un incendio e, non avendo una via di fuga, muoiono bruciate
vive.
·
1910: a Copenaghen, in occasione di un Incontro
Internazionale della Donna, viene proposta
l’istituzione di una “Giornata internazionale della
Donna”, soprattutto in ricordo dei tristi accadimenti di
Chicago.
La
“Giornata” viene successivamente celebrata in varie
parti del mondo, inclusa naturalmente l’Italia durante e
dopo la prima guerra mondiale. Tuttavia, nel nostro Paese,
la dittatura fascista ne vieta la celebrazione che viene
ripresa durante la lotta di liberazione nazionale, come
giornata di mobilitazione contro la guerra, contro l’
occupazione tedesca e per le rivendicazioni di diritti
femminili.
Nel 1946
l U.D.I. (Unione Donne Italiane) prepara il primo 8 marzo
nell’ Italia liberata dai nazi-fascisti e propone di farne
una giornata per il riconoscimento dei diritti economici,
sociali e politici delle donne. Come simbolo della giornata
celebrativa viene scelta la mimosa.
Si può dire
che l’8 marzo si sia snodato in quasi un secolo di storia
con fasi alterne. A volte interrotto ma ripreso
sempre con vigore e tenacia, avendo come obiettivo i diritti
fondamentali di tutte le donne.
Dalle donne
tutte e non solo da noi Donne in Nero viene auspicato un
mondo di pace perché è solo nella pace
che c’è sicurezza per i più deboli e fragili. Per
le donne, appunto, e per i bambini che, nelle guerre, sono i
primi a subire le conseguenze peggiori. E noi vogliamo
consegnare ai nostri figli un mondo migliore in cui le
speranze si mutino in certezze.
Oggi, più
che mai, sentiamo il bisogno di rivolgere il nostro pensiero
a quelle donne che “vivono” nei Paesi lacerati dalle
guerre; a quelle donne costrette a farsi migranti alla
ricerca di un rifugio sicuro; a quelle che sono costrette a
vendersi per sfamarsi; a quelle che vivono nella precarietà
e senza diritti; a quelle che subiscono violenze tra le mura
domestiche; a quelle sole ed indifese che ci chiedono aiuto.
Ci sia
permesso di ricordare Ingrid Betancourt, candidata alle
elezioni presidenziali colombiane, arrestata durante la
campagna elettorale e da sette anni tenuta prigioniera dai
guerriglieri delle Farc. E’ in condizioni disperate. La
sua vita è appesa ad un tenue filo. Rischia di morire.
Può la nostra flebile ma tenace voce
unirsi al coro di quelli, dei tanti che chiedono la sua
liberazione? Pensiamo di sì e, prima che sia troppo tardi,
gridiamo:
LIBERATE
INGRID BETANCOURT!
L’ 8 marzo di quest’ anno
diventerebbe una giornata indimenticabile.
Donne in Nero
Varese, 7 marzo 2008
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