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COSTITUZIONE ITALIANA ART. 11:

L’ ITALIA RIPUDIA LA GUERRA

La nostra Costituzione è entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Ha, dunque, sessant’ anni ma  non li dimostra. In essa vengono sanciti principi di altissimo valore morale e di grande civiltà.  Se la nostra Carta venisse applicata appieno ed in ogni sua parte saremmo veramente un popolo depositario di reale giustizia sociale, solidarietà, libertà e pace.

Perché ricordiamo segnatamente a chi ci segue l’ art. 11 della Costituzione?

Perché noi Donne in Nero non possiamo non pensare ai nostri soldati impegnati nelle missioni (di pace!?!) in Kosovo, Afghanistan, Libano ed agli scarsi, scarnissimi risultati ottenuti a fronte di un costo inaccettabile di vite umane e di dispendio di risorse economiche.

La legge finanziaria per il 2007 attribuisce alla spesa militare italiana 21 miliardi di euro (sì, 21 miliardi!), il doppio di quanto viene destinato alle Università ed alla ricerca e ci colloca al settimo posto mondiale per le spese militari. Bella soddisfazione!

Partecipiamo alla mutazione della NATO che, dopo la guerra umanitaria  contro la ex Iugoslavia, è diventata forza di intervento in tutto il mondo, dislocando 50mila uomini dai Balcani all’ Afghanistan, al Mediterraneo.

E i nostri soldati? Sono pronti non a difendere soltanto il Paese secondo il dettato Costituzionale (artt. 11 e 52) ma anche aree in diverse parti del mondo al fine di salvaguardare “i nostri interessi nazionali”, se necessario, anche con interventi di prevenzione, sia pure lontano dalla “madre Patria”.

Guerra preventiva made in Italy? Ma veniamo ai dettagli.

  • LIBANO:  siamo schierati in Libano, dopo i bombardamenti israeliani dell’ estate 2006 (Unifil 2, i caschi blu a guida italiana). Avremmo dovuto schierarci alla frontiera invece siamo dentro al territorio libanese con il compito di tenere a bada la forza di Hezbollah e di influire positivamente sul processo democratico libanese. Costo della missione: oltre 386 milioni di euro in spese militari e 30 milioni per la cooperazione civile. Risultato finora raggiunto: Hezbollah resta forte, il Libano è sempre più nel caos. Meglio di così…
  • KOSOVO: siamo con migliaia di uomini in Kosovo dove, dopo la guerra (ma non era una missione di pace?), è iniziata una feroce contropulizia etnica verso le minoranze serbe e rom. La situazione, però, è destinata a precipitare se va avanti la richiesta del Kosovo di indipendenza dalla Serbia, la cui sovranità doveva essere garantita dalle truppe in missione. Cosa succederà? Ancora guerre? Ancora terrorismo? Può una guerra fermare il terrorismo e difendere la democrazia? I risultati, invero miseri delle varie missioni, ci dicono il contrario.
  • AFGHANISTAN:  ci viene detto che siamo in questo territorio, praticamente nel pieno di una guerra, con orgoglio. Intanto, partecipiamo agli scontri che provocano morti fra i civili e rinforzano i talebani. Costo della missione: 313 milioni di euro a scopo bellico, 30 milioni per la cooperazione civile, 8.174.817 euro per una missione aereo-navale nel Mediterraneo. Ma tanti soldi son sembrati addirittura pochini! Ed allora giù altri 27 milioni di euro per l’ invio di 5 elicotteri Mangusta, 8 carriarmati e 10 blindati Lince. Ma quanti ordigni bellici occorrono per una missione di pace? Dal 2004 in Afghanistan hanno perso la vita 8 soldati italiani.

Come si evince dai dati ufficiali, l’ Italia è impegnata su più fronti: dal conflitto afgano al Libano, dallo scudo antimissile di Bush ai nuovi cacciatorpediniere iper-tecnologici.

Si porta così la pace nel mondo?

Buon anno, la guerra continua…

Donne in Nero

Varese

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