’NO ALLA GUERRA’
IL SUO SIMBOLO COMPIE 50 ANNI
Il simbolo dei pacifisti è nato il
venerdì santo del 1958, nel giorno che commemora il massimo
sacrificio di un portatore inascoltato di pace.
Non è nato negli Stati Uniti che lo
avrebbe poi imposto al mondo scarabocchiato, cucito e
appuntato sulle divise della protesta per l’ ennesima
strage (quella volta in Indocina). E’ nato, invece, a
Londra, nella marcia delle cinquanta miglia,
organizzata nel 1958 dai pacifisti inglesi per protestare
(invano!) contro il riarmo nucleare britannico.
In sintesi, ripercorriamo la storia
di questo simbolo che rimbalza nel mondo, emozionando le
piazze e divenendo il logo ufficiale da imprimere
negli occhi e nella memoria di tutti coloro che manifestano
contro tutte le guerre.
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L’ origine:
Il pacifista Gerald usò i simboli
marinari per le lettere “N” e “D” di Disarmo
Nucleare e le mise in un cerchio che indica la Terra.
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La prima volta:
Fu usato 50 anni fa a Londra contro
la costruzione di una centrale nucleare:
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Negli U.S.A.:
Un pacifista nero che aveva
partecipato alla marcia di Londra portò il simbolo negli
U.S.A. dove venne usato anche nelle marce del movimento per
i diritti civili.
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Il Vietnam:
Fu il simbolo delle marce contro la
guerra in Vietnam con il significato predominante di “NO
ALLA GUERRA”.
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La censura:
Nel 1970 fu bollato come “satanico”
da un gruppo di accaniti conservatori.
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Oggi:
Il simbolo ha nuovamente acquisito la
sua valenza pacifista e viene usato sempre nelle
marce contro la guerra. Recentemente, contro la guerra in
Iraq.
Il “simbolo della pace”, esibito
ed amato in tutto il mondo, con quella sua curiosa
“ipsilon” rovesciata, vivrà ogni volta che l’ umanità,
con un pretesto politico, religioso, economico, razziale,
troverà un altro modo per massacrarsi.
In altri termini, fino a sempre.
Il che spiega l’ aria un po’
“moscia” e depressa dell’ omino cinquantenne, ma
ancora saldamente in piedi .
Noi Donne in Nero auspichiamo che
questo glorioso simbolo di avversione alla guerra possa
essere custodito come un’ icona, un ricordo di tempi che
furono.
In che modo?
Con il prevalere
del rifiuto di tutte le guerre come strumento per
sanare i conflitti fra i popoli.
Con il rifiuto totale dell’ uso
delle armi e dei sofisticati ordigni bellici che portano
solo distruzione e morte.
E non “esportano la democrazia”.
Siamo delle sognatrici?
Sì! Che ci vengano lasciati almeno i sogni e le speranze…
Donne
in Nero
Varese, 6 giugno 2008 2008
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