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LA GUERRA DEI CINQUE ANNI:

2003-2008

Cinque anni fa, era l’ alba, quando le sirene annunciarono l’ inizio dei bombardamenti su Baghdad. Per venti lunghissimi ed infiniti giorni, bombe notte e giorno sulla città.

Un incubo!

E poi, il 9 aprile, con l’ occupazione, fu l’ inferno.

Sono trascorsi cinque anni da quella fatidica notte (era il 20 marzo del 2003) in cui il Presidente degli Stati Uniti annunciò solennemente l’ inizio delle operazioni belliche contro l’ Iraq, reo di possedere “armi di distruzione di massa”.

Iniziò una terribile guerra basata sulle menzogne (le fantomatiche “armi” in realtà non esistevano) e che, ancora oggi, non trova fine. Anzi…

Il contingente dei soldati americani che occupano l’ Iraq è aumentato così come sono aumentate le violenze. Il numero dei soldati U.S.A. morti è rilevante: 4.000 giovani sul campo, migliaia i feriti.

Il numero delle vittime delle violenze è aumentato: solo negli ultimi mesi, dalle 460 di gennaio, si è passati alle 633 di febbraio. E la situazione sembra precipitare ulteriormente.

Di fatto, l’ Iraq è diviso in tre: sciiti al sud, kurdi al nord ed in mezzo i alidar. Diversi in tutto!

Ad accomunare i tre Iraq è la violenza contro le donne: delitti d’ onore e matrimoni forzati, rapimenti e stupri, donne uccise perché non indossano l’ abito islamico.

In un Paese in cui sono state ridotte anche la razioni di cibo distribuite dal governo e manca il lavoro, molte vedove (e non solo loro) sono costrette a prostituirsi per dare da mangiare ai propri figli.

La ricostruzione è di là da venire: l’ elettricità manca per molte ore al giorno, la scarsità d’ acqua è diventata una vera e propria emergenza, dai rubinetti escono vermi, dei telefoni arrivano solo le bollette da pagare, ma la rete non funziona.

A cinque anni dall’ inizio della guerra, Baghdad è una città fantasma.

Irriconoscibile e senza speranza.

Ciò che abbiamo sottoposto alla vostra attenzione, è stato attinto da una fonte di tutto rispetto: un reportage di Giuliana Sgrena.

Ricordate? La giornalista rapita in Iraq mentre svolgeva il suo lavoro e tenuta in ostaggio per diversi lunghi giorni. Venne poi liberata grazie all’ intervento di Nicola Calipari che trovò la morte per mano del fuoco amico.

Apprendiamo, inoltre, dai mezzi d’ informazione (che, in verità, “poco” possono dire!) che il Presidente degli U.S.A. ha sentenziato: “le truppe rimarranno in Iraq, senza nessuna possibilità di ritiro…”.

Ci chiediamo: fino a sempre?

Donne in Nero

Varese, 2 maggio 2008

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