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DARFUR

NEI DISEGNI DEI BAMBINI LE PROVE DELL’ORRORE

Cinquecento disegni dei piccoli sopravvissuti al genocidio in Darfur saranno consegnati alla Corte Internazionale di Giustizia penale come testimonianza dei massacri.

Ci voleva la mano dei bambini per dirci che la storia dell’orrore non ha tempo né luogo. E’ un pozzo universale dove cadono le vittime degli eccidi, unite dalla stessa catena. Dai villaggi del Darfur a quelli della Bosnia; dagli accampamenti degli Indiani d’America alle città sudamericane: la stessa linea di sangue ed un unico tratto di matita.

I disegni e le didascalie sotto i cadaveri – “morti” “morte” – ci fanno capire che è accaduto qualcosa di terribile.

Le vittime abitavano in villaggi, povere case semplici, come la vita che conducevano.

I massacratori venivano dalle città.

Le vittime si muovevano a piedi.

I massacratori avevano cavalli ma anche veicolo a motore, carri armati, elicotteri, addirittura aerei per quanto dagli allegri colori. Per ingannare.

Le vittime, se reagivano, lo facevano tirando frecce dagli archi.

I massacratori disponevano di armi tecnologicamente avanzate.

E, inevitabilmente, gli aggressori avevano la pelle più chiara. Gli aggrediti la pelle scura.

Un disegno di un bambino del Darfur mostra un edificio le cui porte sono state sprangate, probabilmente dopo averci rinchiuso dentro centinaia di persone in attesa della spianata dei bulldozer. Come accadeva durante il conflitto in Ruanda.

In un altro disegno c’è l’elicottero che uccide dal cielo. Come in Vietnam dove “Era piacevole l’odore del napalm al mattino…”

In un terzo disegno, il fiume trascina i poveri corpi. Come avveniva negli insediamenti dei pellerossa, spazzati via dai soldati con la “giubba”.

I massacratori si portano via le donne come “bottino di guerra”, torturano i bambini, decapitano i morti. Come in Bosnia. Come altrove.

I disegni così realistici, con i loro vivacissimi colori, illustrano assai bene ciò che avviene, ormai da quattro anni, in Darfur e che il governo Sudanese si ostina, con assurda pervicacia, a negare. La crudeltà della guerra fa vedere ai bambini cose che non avrebbero mai dovuto conoscere: la morte in tutto il suo orrore; il sangue, il terrore di chi fugge. Sono 200mila le vittime della tragedia del Darfur. Sono 2 milioni gli sfollati ammassati in campi che sono prigioni a cielo aperto.

Donne in Nero

Varese, 28.09.07