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LE
BAMBINE PERDUTE CHE VANNO ALLA GUERRA
Ci dice “Save the children” (salviamo i bambini) che sono circa centomila le piccole costrette a combattere nei conflitti dimenticati del Terzo Mondo. Quando si è donne in un paese in guerra si è vittime due volte. Si soffre per il conflitto e si è esposte alla violenza. Poi si finisce in una statistica in cui si parla sempre al maschile. Dai numeri si apprende che nel mondo 77 milioni di bambini non vanno a scuola ma ci dimentica di dire che più della metà sono femmine. Il mondo si commuove per i bambini-soldato e nelle foto – il mitra “enorme” tra le braccia – si vedono solo maschietti di neanche dieci anni. Ma, arruolate con la forza negli eserciti irregolari che rubano l’infanzia ad oltre 250mila bambini nel mondo, ci sono 100mila bambine, forse molte di più, perché sono poche quelle che sopravvivono alle sparatorie, alle violenze, ai parti ripetuti ed all’Aids. Ma, se sopravvivono, raccontano. E sono racconti terribili. “Ci hanno fatto fare cose che nessuno dovrebbe permettere si facciano a dei bambini…” Le ragazzine sono stuprate ripetutamente, sono sottoposte a lavori duri e sono impiegate anche in azioni di guerra. “Essere costrette a sparare alla gente era la cosa peggiore. Continuo a rivivere quei momenti nei miei incubi…” E, in un dossier sulla Liberia redatto da “Save the children” si legge: “Donne e ragazze non sono al riparo dallo sfruttamento sessuale neppure quando si trovano a stretto contatto con gli operatori “umanitari”. In cambio di prestazioni sessuali si danno a ragazze tra gli 8 ed i 18 anni cibo e denaro. Prese per fame da chi dovrebbe proteggerle! I numeri in sintesi:
E’ un quadro raccapricciante che merita attenzione. Chiudiamo queste cronache
con le parole del premio Nobel Josè Saramago, in un suo scritto
intitolato: Insegniamo la pace: Donne in NeroVarese, 26.10.07
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