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GAZA:
LA GUERRA ANCHE NEI “GIOCHI” DEI BIMBI La violenza permea i loro giochi. La realtà, marchiata dalla paura,
irrompe nel loro immaginario. E’ violenta la loro infanzia. Ai tempi della seconda Intifada,
il gioco più in voga fra i bambini di Gaza era il “gioco dello Shaid”,
del martire. I bambini mimavano la morte in
battaglia e la resurrezione al grido di “Allahu Akbar”. La guerra è il filo conduttore
dell’esistenza dei bambini di Gaza. Un trauma che si ripete adeguandosi
alle dinamiche politico-militari che insanguinano la Striscia. Oggi, tra la polvere e la sabbia nella
infuocata periferia di Gaza City, i bambini continuano a giocare alla
guerra. Ma non ad una guerra lontana, come
purtroppo fanno ancora milioni di bambini nel mondo, ma alla “guerra
vera”, proprio quella che ogni giorno si combatte davanti alle loro
case. Così, invece che “indiani e
cow-boy” a Gaza, da un po’, si gioca ad “Hamas e Fatah”. Il
sanguinoso scontro tra le due fazioni rivali ha ispirato un nuovo
“gioco” di gruppo: i baby militari di Hamas si scontrano con
quelli di Fatah imbracciando sagome di fucili di legno. Le regole sono precise: vince chi
uccide il nemico. Che succede se ci sono dei prigionieri? Se il numero dei catturati si equivale
nelle due “squadre” avviene lo scambio altrimenti bum, bum, bum,
si procede alla fucilazione senza esitare. Ma qual è il retroscena di questo
terribile gioco? Ciascuno dei bambini giocatori
ha un padre, un fratello o un cugino ucciso in battaglia. La morte costituisce, anche nella loro
vita e non solo nel gioco, un parametro per capire chi ha vinto e chi ha
perso. I bambini di Gaza giocano ad ammazzarsi
fra fazioni rivali: proprio come tragicamente avviene nella cruda realtà
degli adulti. Nella striscia (una prigione a cielo
aperto!) la guerra è una triste realtà. A ricordarlo (ove mai ce ne fosse
bisogno!) una unità corazzata israeliana che, alcuni giorni or sono ha
aperto il fuoco in direzione di miliziani palestinesi che, poco prima,
avevano lanciato un razzo contro Israese. Ma la cannonata ha centrato un gruppo di
bambini
palestinesi
che stavano giocando; due di essi, di 10 e 12 anni, sono morti. Un terzo,
di 10 anni, è in fin di vita. Povere vittime innocenti di una guerra
infinita che, pare, non avere sbocchi verso una via di pacificazione. Donne in NeroVarese, 19-10-07
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