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NO ALL’AMPLIAMENTO DELLA BASE USA DI VICENZA In Europa gli USA
chiudono basi e installazioni militari e solo in Italia e Bulgaria si
ampliano e si aprono. Una scelta funzionale ad uno spostamento del
baricentro delle operazioni militari americane verso gli obbiettivi
dell'area meridionale, una scelta che non può essere sottoscritta dal
nostro governo L'Italia ripudia la guerra, è scritto nella
nostra Costituzione. E dunque non si capisce perché debba cedere parte
del suo territorio a un alleato che invece la guerra la vuole fare
spesso e volentieri, magari partendo dai nostri aereoporti. Gli aerei
statunitensi partiranno carichi di bombe e torneranno a Vicenza dopo
averle scaricate. Tutto questo non ci fa sentire tranquilli. Non è una base Nato.
Non è una base Onu, e non ha a che fare con nessun organismo
internazionale. E' invece una pura servitù italiana, l'ennesimo strappo
alla sovranità nazionale. 4500 uomini addestrati alla guerra, 2000 dei
quali attualmente dislocati in Germania ma che con il nuovo trasloco si
avvicineranno ai contemporanei teatri di interesse militare statunitense
(medio oriente, Iraq, Iran, etc), arriveranno a Vicenza e da quell'aereoporto
partiranno ogni tanto per i loro raid aerei. La politica estera del nostro Paese, con il Governo di centro-sinistra e con il ministro D'Alema, ha mutato direzione: plurilaterale, europea, mediterranea (uscita dell'Iraq, "equivicinanza" con Israele e Palestina, ricucitura dei rapporti con i paesi arabi e dell'area mediterranea, cessazione della guerra in Libano con la missione unifil 2). Resta, appunto, la "spina" dell'Afghanistan. Invece la politica
della difesa si muove in sostanziale continuità con quella del Governo
precedente. Anzi, l'ultima finanziaria ha portato ad un aumento delle
spese per gli armamenti dall'11% al 21%, nonostante il programma di
centrosinistra ne prevedesse espressamente la riduzione. Non solo: in
questi giorni il Governo ha portato alla Commissione Difesa della Camera
il provvedimento per la produzione dei discussi JSF che ora si chiamano
F-35 Lightning II. Noi Donne in Nero sosteniamo e condividiamo l’impegno in corso da mesi a Vicenza contro tale progetto di preparazione e supporto alla guerra, per affermare invece una politica internazionale di pace.
Donne
in Nero Varese, 19 gennaio 2007 |
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