BIRMANIA
E AFFARI
Total sostiene di svolgere in Birmania un ruolo importante in un processo
di riconciliazione nazionale, capace di coinvolgere Aung San Suu Kyi da un
lato e la giunta militare al potere dall'altro. Sostiene anche che il gas
birmano nel suo bilancio globale conta pochissimo, meno dell'1%.
Non le
credete
Total non dice la verità. Non la dice sul primo punto. Si è infatti
impegnata contrattualmente con i militari a non mettere becco in argomenti
che esulino dall'estrazione e trasporto del gas: risulta che
il contratto sia revocabile unilateralmente da parte birmana qualora la
società francese sia «volontariamente implicata in attività politiche
pregiudizievoli per il governo dell'Unione di Myanmar». Ma non è vero
neppure che il gas birmano valga molto poco per Total. La prova è che se
fosse così, pur di evitare la riprovazione abbastanza diffusa in Europa e
negli Usa, non solo da parte del popolo non violento ma anche dei cospicui
fondi etici, il consiglio di amministrazione avrebbe abbandonato da tempo
la partita. Ma non è così
Ma con la giusta militare Birmana fanno buoni affari anche le aziende
italiane. Il business italiano col governo che da settimane usa il pugno
di ferro per reprimere le manifestazioni pro-democrazia iniziate dai
monaci buddisti ammonta quest'anno a quasi 121 milioni di euro.
E' lungo l'elenco delle
imprese italiane grandi e piccole che fanno affari con Rangoon, e che
quest'anno hanno importato dalla Birmania soprattutto legname,
abbigliamento e pietre preziose per un totale di 59.592.916 euro.
Tra i nomi eccellenti, fiori all'occhiello del lusso made in Italy c’è
Bulgari, che quest'anno ha importato preziosi per circa 386mila euro.
Ma dalla Birmania non
arrivano solo beni di lusso. A far la parte del leone tra le importazioni
è il pregiato teak birmano. Decine di aziende comprano il robusto legno
tipico del sudest asiatico per fabbricare mobili, parquet e oggetti
d'arredamento acquistabili a prezzi contenuti anche nei negozi della
grande distribuzione. Oviesse e Auchan sono, fra gli altri, nomi che
saltano agli occhi scorrendo la lista.
In Birmania non si acquista
soltanto: è di circa 60 milioni di euro il giro di affari delle
esportazioni. Tra le aziende compare la Avio Spazio Difesa che, insieme
alla Avio Spa, ha fatturato quest'anno circa 1 milione e 400mila euro.
Le imprese italiane non possono
macchiarsi le mani di sangue mantenendo relazioni con l'odierna giunta
militare che ha sotto il suo tallone un intero popolo, vessato, torturato
e ucciso.
Donne in Nero
Varese, 12-10.07
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