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NOTIZIE DAI FRONTI “CALDI”

 

1 - Afghanista insanguinato dai “danni collaterali”

·        Donne e bambini: almeno 25 civili, tra cui donne e bambini, sono rimasti uccisi durante un raid della Nato che, nei giorni scorsi, ha colpito un villaggio nella provincia di Helmand.

·        Spari sulla folla: nella capitale afgana il 16 giugno un gruppo di soldati americani ha aperto il fuoco per “errore” sulla folla, uccidendo un passante e ferendone un altro.

·        Uccisi al posto di blocco: nell’Afghanistan orientale, all’inizio di giugno, alcuni soldati della Nato hanno ucciso tre ragazzini di 16 anni, a bordo di un veicolo che non si era fermato ad un posto di blocco.

·        La strage di Herat: nella provincia di Herat, a fine aprile, bombardamenti delle forze della Nato contro presidi di Taliban hanno ucciso 51 civili, tra cui 18 donne ed un numero imprecisato di bambini. Ennesima strage di innocenti. Così non si vince il terrorismo ma si alimenta soltanto l’odio.

 

2 - Dal fronte del Libano

            C’è stato un attacco alla forza Unifil: 6 morti.

L’Unifil (13mila soldati sotto comando italiano) è stata creata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 1978 per confermare il ritiro israeliano dal Libano ed assistere il governo libanese nel ripristinare la sua autorità nella regione. Dopo la guerra tra Israele ed Hezbollah in Libano dell’estate scorsa, il Consiglio ha esteso il suo mandato e rafforzato il contingente.

Ora – la notizia è di pochi giorni fa – un atto di ingiustificata violenza colpisce le forze di pace creando un “allarme Libano” e causando una strage. Un’esplosione, causata da un ordigno o un’autobomba, uccide militari spagnoli.

La deflagrazione è potentissima. Gli effetti devastanti.

Sangue sulla missione Unifil in Libano. Sei caschi blu spagnoli, dei quali tre di origine colombiana, uccisi.

Almeno altri due feriti

E’ il bilancio dell’esplosione che ha investito un blindato ONU in perlustrazione.

Il primo attentato che ha preso di mira il contingente delle Nazioni Unite schierato nel sul del Libano dall’estate scorsa.

Ce ne saranno altri?

 

Afghanistan, Iraq, Libano, Darfur, Costa d’Avorio e, purtroppo, numerosi altri teatri di guerra, rendono la questione seria, molto seria e preoccupante.

Questo allucinante gioco al massacro, al quale assistiamo attraverso le sconvolgenti immagini che ci vengono mostrate dalla televisione e di cui conosciamo l’entità dall’informazione scritta, ci suggerisce una domanda: fino a quando?

Noi crediamo che un mondo migliore sia possibile.

Un mondo non “governato” dalle guerre, quasi sempre causate dagli interessi economici dei potenti del mondo e dalle religioni. Un mondo di pace, di libertà e di giustizia sociale.

Donne in Nero

Varese, 06.07.07