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AFRICA, UN PIANETA DONNA

Il viso che campeggia sulla copertina del programma del Social Forum di Nairobi è quello di una donna Masai. E anche scorrendo gli eventi la parola “women”, donna, ricorre assai spesso, oltre a quella di “child”, bambino, forse a riprova del fatto di essere i soggetti che nel continente africano pagano il prezzo più alto delle condizioni di indigenza, povertà, sfruttamento che affliggono tanta parte della popolazione. Si percepisce anche, in questo continente giovane dalle mille contraddizioni, che le donne, assieme ai bambini, sono sì quelle ritenute più a rischio per quanto riguarda le condizioni di vita, ma anche la scommessa su cui far leva nella società civile e, seppur lentamente, anche in quella politica


Un po’ di numeri ci aiutano a capire perché ovunque vediamo appiccicati volantini che richiamano iniziative di donne sui temi più disparati: negli anni ’90, dei 1,9 milioni di vittime dei conflitti dell’Africa subsahariana, il 63 % erano donne e bambini. A questo dato si aggiunge quello sulle violenze sessuali: a titolo esemplificativo in Congo, secondo le stime dell’Oms, almeno 40mila donne hanno conosciuto forme di violenza sessuale dall’inizio della guerra fino al 1998. Alla violenza dobbiamo aggiungere il traffico di persone: le donne sono “vendute” a titolo di prostituzione, lavori domestici o di arruolamento forzato nell’esercito. Inoltre: secondo l’Alto commissariato Onu, dei 6 milioni di rifugiati e dei 17 milioni di espatriati, più della metà sono donne. Quanto alla salute, il tasso di “mortalità maternale” è di 450 donne su 1000 bambini nell’Africa del Nord e di 130 su mille in quella subsahariana.


E l’Aids? E’ un tema molto trattato qui a Nairobi e non poteva essere altrimenti. Anche su questo fronte le donne sono più vulnerabili: contraggono il virus anche in seguito alle violenze e agli stupri di guerra e corrono il rischio 1,6 volte in più degli uomini di essere contagiate. In Africa subsahariana si stimano tra il 60 e l’80 % di donne con Aids, contagiate tramite il solo partner. E in campi meno “drammatici”? Nel lavoro remunerato, in 13 anni le donne occupate sono passate dal 31,5% al 35,8%. Nei parlamenti, nell’ Africa subsahariana tra il 90 e il 2005 le donne aumentano dal 7,2 al 14,2 (quasi meglio che in Italia …), e dal 2,6% all’8,5% in quella del Nord. Non è un caso, dunque, che qui a Nairobi siano presenti moltissimi gruppi, più o meno organizzati, che nelle loro realtà svolgono attività le più diverse con donne: educazione sanitaria, sessuale, sviluppo, microcredito, salvaguardia dell’ambiente, e la lista potrebbe continuare per molto.
Ultima nota su una categoria di donne, presenti “in massa” al social forum: le suore. Africane, bianche, orientali, latinoamericane, con o senza velo, vestite in grigio, in bianco, che instancabili vanno da un seminario all’altro, prendono appunti, spesso intervengono nel dibattito, quando non sono relatrici.

di Rita Pavan - Dip. Internazionale Cisl Lombardia 

 

Donne in Nero

Varese, 2 febbraio 2007