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C’è
un’idea di potere che accomuna
le
grandi religioni
Basta
con i re della preghiera.
La
fede è nel dolore e nel fango
In
nome di Dio, in nome di Allah, ti conquisto.
In
nome di Dio, in nome di Allah, ti torturo.
In
nome di Dio, in nome di Allah, ti mando al martirio.
Diversi
modi, diversi tempi, diversi luoghi dello stesso male.
La
religione del potere, dei potenti,
la religione della repressione nell’essere umano
della sua straordinaria possibilità di essere libero
e felice in questa vita.
La
religione che rimanda a un dopo, il riscatto.
Per
non affrontare profondamente il dolore del presente.
C’è
qualcosa nei livelli alti del potere religioso che accomuna
le grandi religioni monoteiste.
Il
mio Dio, il tuo Dio, il nostro Dio, il vostro Dio. Ora in
lotta.
Facendo
di quel Dio un possesso, allo stesso modo dei prodotti da
vendere sul mercato mondiale.
E
il mio Dio decide: con chi fai l’amore, cosa è giusto e
ingiusto,
cosa è morale e immorale.
Un
Dio che si oppone al senso umano dell’amore,
dell’uguaglianza,
della libertà.
Questi
Signori dalle fastose porpore, dalle scarpe verniciate,
dai volti nascosti con i turbanti dorati,
incoraggiano
il mondo a mascherarsi, ad accettare sempre più la
maschera
come condizione di normalità.
Siamo
stanchi dei Re della Preghiera.
Che
feriscono profondamente quei piccoli – politicamente
insignificanti - uomini che, cercando il sacro, lo spirituale,
la vita, sono andati per vera fede nei luoghi del dolore, dei
conflitti, del fango, dell’Aids.
Perché
sapevano, probabilmente, che cercare Dio o Allah nel profondo
significa cercare la stessa cosa.
Se
stessi.
Donne
in Nero
Varese,
6.10.06
* di Pippo Delbono
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