|
TACCIANO
LE ARMI !
Un’altra
guerra, immorale come tutte le guerre, sta
incendiando l’intera
area del Medio Oriente.
Sono ormai più
di 600 le vittime civili, fra cui moltissimi sono i bambini.
Gli appelli
per il “cessate il fuoco” restano inascoltati: potenti e
governanti, sempre più lontani dai popoli che dovrebbero
rappresentare, continuano imperterriti a perseguire i propri
interessi.
L’Europa,
ancora una volta divisa, è incapace di un’ efficace
iniziativa politica e diplomatica.
Per quanto comunque tardiva, è del
tutto urgente e dev’essere immediata un’azione di
interposizione per far cessare il fuoco e preservare
completamente i civili.
Necessaria
e urgente è anche un’azione incisiva dell’Italia. Nel
nostro Paese, quindi anche a Varese, deve cadere il muro
dell’indifferenza e si deve levare altissima la ribellione
morale alla guerra, a qualsiasi guerra.
Il movimento
pacifista deve essere presente rispetto al conflitto
mediorientale così come è presente nei confronti della
guerra in Iraq, origine –anche a causa del completo
svuotamento dell’ONU– di quanto oggi succede in Medio
Oriente.
Rispetto agli
altri fronti, i giudizi restano immutati. Sulla guerra
d’invasione in Afghanistan continuiamo a chiedere la
conclusione della missione italiana, subalterna all’unilateralismo
del governo USA: la decisione dovrà essere presa in tempi
molto brevi. Al contempo riteniamo importante l’accordo
della maggioranza per il ritiro completo e rapido dall’Iraq.
La
discontinuità con il passato è segnata dal totale cambio di
strategia nell’ambito delle istituzioni internazionali che
garantiscano il rispetto rigoroso del diritto e della legalità.
In particolare all’ONU bisogna ridare poteri effettivi. La
comunità internazionale deve ottenere l’applicazione
rigorosa e immediata di tutte le risoluzioni finora
inapplicate dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Vorremmo e
sarebbero necessari risultati immediati e soluzioni positive
per tutte le situazioni di conflitto, ma incapacità o
impossibilità di svolte risolutive non ci possono esimere
dalle nostre responsabilità anche nuove: occorre
progettare percorsi e costruire alternative di pace.
Sono comunque
necessarie pratiche di solidarietà concreta, e senza
distinzioni, nei confronti di tutte le popolazioni vittime
della guerra su tutti i fronti e il sostegno incondizionato a
tutte le forze che operano per la pace e contro la guerra, la
violenza, il terrore. Pur individuando diverse e precise
responsabilità, riteniamo che l’unica strada possibile da
percorrere è quella del dialogo, della sicurezza e dei
diritti per tutti i popoli.
Donne in Nero
Varese, 28 luglio 2006
|