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PERCHE’ L’ANNO NUOVO NON NASCA VECCHIO

 

Nel secondo “dopoguerra” sono stati combattuti 182 conflitti militari e persino qualcuno umanitario

si stima che al mondo ci siano oltre 100 milioni di mine inesplose; non poche sono di fabbricazione italiana;

ogni 20 minuti una persona è vittima dell’esplosione di una mina; attenti a dove mettete i piedi;

nel 2003 per le spese in armamenti sono stati impiegati in tutto il mondo 956 miliardi di dollari, chissà cosa prevederanno le prossime finanziarie dei paesi ricchi;

nei conflitti di oggi per esportare la civiltà più del 90% delle vittime sono civili, un suicidio collettivo, dunque;

un terzo delle vittime causate dalle guerre crociate contro il terrorismo, per la democrazia e per la libertà, sono bambini al di sotto dei 14 anni, colpevoli solo d’essere nati dalla parte sbagliata.

L’anno 2006 sta per chiudere i battenti. E’ l’anno vecchio, si dice. Ma ne siamo certi? Le cifre dell’orrore e le statistiche dell’odio e della violenza di colpo cesseranno di gridare il loro rosario di morte il primo gennaio dell’anno “nuovo”? Le immagini del grado zero dell’umanità spariranno dal video? Poco possiamo per questo, se non ricordare ai potenti di turno la realtà ingiustificabile della guerra. Ma se la lontananza dai campi di battaglia ancor più ci disarma, molto possiamo nella prossimità del nostro quotidiano, dove tutte e tutti siamo sempre in prima linea a testimoniare la possibilità d’un diverso modo d’affrontare, risolvere e vincere i conflitti, di qualunque genere essi siano. Ricominciamo da qui, perché l’anno nuovo non inizi già irrimediabilmente vecchio.

Donne in Nero

Varese, 15.12.2006

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