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PIU’ DIRITTI, PIU’ LIBERTA’ PER DONNE E UOMINI
L’8 marzo – giornata internazionale della donna – è stato
ricordato e celebrato in tutto il mondo.
L’ONU in questo giorno ha tenuto una sessione speciale, per verificare
quanto previsto dalla Convenzione (CEDAW) sottoscritta da 181
paesi sia stato applicato.
La “Convenzione” prevede l’impegno di combattere tutte le forme di
discriminazione contro le donne e l’attuazione di pari
opportunità per donne e uomini nel lavoro, nella formazione,
nella società, nella famiglia e nella politica.
Nella sessione sono emersi dati importanti, passi significativi sono
stati compiuti, 121 paesi hanno approvato piani nazionali di
Pari Opportunità, altri nelle loro Carte Costituzionali
stanno inserendo l’uguaglianza tra i sessi. Cresce la
presenza delle donne nei Parlamenti – l’Italia è ultima
in Europa e all’ottantesimo posto al mondo con il suo
striminzito 10% di presenza femminile.
Più donne, nel nostro mondo globalizzato, entrano nel mondo del lavoro,
si formano, studiano, costruiscono progetti di affermazione
professionale, però a parità di lavoro guadagnano meno:
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il
30% in meno nei paesi ricchi
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fino
al 70% in meno nei paesi poveri o in via di sviluppo
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sono
il 60% delle persone che lavorano e guadagnano meno di 1
dollaro al giorno
La povertà ha il volto di donna
Se nel lavoro questa è la situazione, sul versante delle libertà
personali la situazione è drammatica.
Il corpo delle donne
continua ad essere fortemente violato
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continuano
le pratiche di infibulazione e di mutilazione genitale
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sono
in aumento gli stupri e le violenze sessuali, non solo nelle
situazioni di guerra o in presenza di conflitti ma anche nei
paesi “liberi e democratici” compreso il nostro.
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Sono
in aumento i maltrattamenti sulle donne, soprattutto nel
contesto familiare, in Europa è la prima causa di morte per
le donne dai 14 ai 50 anni.
È come se una guerra sotterranea, non dichiarata, si
perpetrasse contro le donne
Ad una maggiore richiesta di presenza, visibilità, di estensione dei
diritti per uscire dalla povertà e dalla subalternità si
risponde con un comportamento di dominio, possesso e violenza.
Su questo versante tutti i governi hanno fallito gli obiettivi previsti
dalla Convenzione.
Oggi, per cambiare questo stato di cose che condizionano così
pesantemente la vita delle donne è necessario che le donne
prendano il potere nelle loro mani, cambiando il modello di
società fin qui sviluppato, fondato sulla gerarchia, il
dominio, il potere maschile che ha condizionato e modellato
tutte le forme di convivenza civile e democratica tra donne e
uomini.
Noi donne che abbiamo saputo infrangere con tanta fatica le barriere del
sesso, delle classi sociali ed etniche, della cultura
patriarcale, abbiamo capacità, competenze e volontà di
mostrare la nostra leadership nel costruire forti e
strategiche alleanze per cambiare in meglio nel mondo la vita
di donne e uomini.
Questo
deve essere il nostro impegno quotidiano e trasformare ogni
giorno dell’anno, giorno di impegno delle e per le donne.
Donne in Nero
Varese,
10.03.06
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