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OSIAMO LA PACE, DISARMIAMO IL MONDO

Riflessione sull’ XI convegno delle DiN a Marina di Massa

 

 

Il convegno delle DiN di Marina Massa è stato un grosso evento, un happening, abbiamo detto, molto emozionante per la varietà delle nazionalità rappresentate e per la intensità della partecipazione. Che vi fossero le africane, le giapponesi, oltre a tante altre, ci ha dato un’idea di globalizzazione, la nostra!

Il numero delle  donne, circa 400, in rappresentanza di  oltre 30 gruppi, ha già in sé un valore e colloca le DiN fra i più estesi e importanti movimenti di donne.

Non è facile fare una valutazione politica del convegno, data la grande varietà delle posizioni politiche, ed anche per la impostazione dell’incontro che, come è nostra prassi condivisa, non prevedeva “conclusioni” alla fine del dibattito. E tuttavia vorrei provare a fare una riflessione…

Quali   sono le diverse anime del movimento e come si intrecciano, qual è il collante e la base comune? Ho visto in tutte le donne una forte affermazione dell’identità femminile, la volontà di lavorare con le donne e per le donne. Mi sembra che questa concezione fosse più radicata proprio nei gruppi meno politicizzati: ad es. il gruppo delle Warriors ha un grande impegno a favore delle donne vittime di violenza e nonostante atteggiamenti bizzarri sul piano delle modalità hanno riscosso l’apprezzamento delle altre per le loro giuste azioni e rivendicazioni.

L’altro elemento comune è il pacifismo: l’impegno contro tutte le guerre, in particolare quelle più vicine come area geografica o quelle in cui si sia coinvolte addirittura per l’appartenenza al paese aggressore. Penso si possa dire che tutte indistintamente le Donne in Nero si adoperino per  contrastare i conflitti e le guerre intese come aggressione di uno stato o compagine militare ad altri stati o popoli.

Quando si arriva al tema della violenza o nonviolenza le posizioni presenti al Convegno mi sono sembrate più diversificate: ci sono alcune che avvertono la violenza come il male in sé e vorrebbero estirparla dal cuore dell’umanità per liberarla e indirizzarla così alla pace; mentre altre distinguono vari tipi di violenza e vogliono combattere la violenza del forte sul debole; queste ultime ritengono che le guerre nascano per interessi economici e  geopolitici e vogliono contrastare l’idea di dominio sugli altri – popoli, individui, donne - per mirare a un mondo libero da guerre, violenza e povertà (come diceva la nostra “Marcia delle Donne”). I gruppi del primo tipo sono più portati alla testimonianza: ad esempio il gruppo di Baybridge Island Women in Black, che fa presidi, oltre che contro le guerre, anche per le persone morte in strada senza soccorso nella loro città; questa sorta di impegno è interessante e può  sfociare in attività nel sociale.

I gruppi del secondo tipo si orientano in modo diverso. Sono per lo più raggruppamenti più numerosi, formati da donne con esperienza politica in associazioni femministe e/o partiti, e che sono in rapporto più frequente con altri gruppi di DiN sia a livello nazionale che internazionale. Menzioniamo qui ad esempio le balcaniche, le palestinesi, le israeliane, le italiane. Molte delle oratrici appartenenti a questi gruppi hanno analizzato nei loro interventi i conflitti nei loro paesi, l’impatto della guerra sulle donne, le vie praticabili per una soluzione pacifica.

Si è visto che le attività dei gruppi sono le più varie, rispecchiando in qualche modo le diverse visioni: dai semplici presidi alle attività di solidarietà; dall’informazione in strada agli incontri nelle scuole e nei luoghi di cultura; i rapporti con le istituzioni; le relazioni con altri gruppi di donne, con altri gruppi pacifisti, movimenti politici, social  forum; presenza nei luoghi di conflitto; solidarietà a livello locale; solidarietà e costruzione di rapporti con donne di altri paesi; azioni di interposizione e di disobbedienza.

Poiché non abbiamo ancora a disposizione i resoconti dei vari seminari, la visione delle risultanze del convegno è necessariamente parziale, ma do qui una mia provvisoria valutazione.

Aspetti positivi:

1)      la forza che ci ha dato questa grande riunione. Abbiamo detto che si è trattato di un happening, e tale è stato per la grande energia e affettività che percorreva i vari momenti della giornata, per la conoscenza di donne di paesi mai visitati, per gli incontri individuali, per l’effetto di straniamento dato dalla separazione dal resto del mondo. Il nostro simbolico ci avvolgeva attraverso le scritte, i manifesti, gli striscioni, in particolare nelle due grandi manifestazioni finali. La presenza di donne come Muyesser e Fawsie  ci ha dato un senso del valore delle donne nella nostra storia, oggi. Va da sé che non è stato solo un happening. 

2)      l’aver offerto un gran numero di informazioni su politiche e modalità dei diversi gruppi di DiN.

3)   conoscenza e analisi della condizione delle donne in guerre e conflitti in situazioni a noi non ben note  attraverso gli interventi di nuove DiN e approfondimenti e aggiornamenti rispetto a situazioni conosciute. Alcune analisi sono state molto interessanti sia perché scavano in profondità in settori poco esplorati dai media e dalle indagini di tipo maschile, sia perché ci presentano mondi poco conosciuti. Ricordo gli interventi di Stasa Zajovic e Jadranca Milicevic, di Reema Hammami, dell’ugandese Ruth Ojiambo Ochieng, di Hisako Motoyama.

4) l’esposizione a tanti racconti, analisi e punti di vista diversi, ti porta ad analizzare le tue posizioni ed a riflettere sulle possibilità di lavoro in comune con i gruppi più vicini per concezione politica ed ad un confronto costruttivo con gli altri gruppi.

Aspetti su cui riflettere:

1)      si è forse lasciata troppa libertà nella scelta delle tematiche: ciascuna oratrice ha individuato il suo tema, che è risultato troppo spesso relativo alla guerra, ai conflitti, al militarismo nel proprio paese, anche se sempre legato alle vicende delle donne. Credo che si sarebbero potuti proporre anche altri argomenti, ad es. il rapporto fra neo-liberismo, militarismo e neo-colonialismo, e la crescente povertà in cui gettano interi popoli, in particolare le donne; il depredamento delle risorse naturali da parte dei grandi poteri economici e finanziari che aggrava sempre più le differenze di aspettativa e qualità di vita fra nord e sud del mondo e che costituisce un rischio crescente per tutte/i noi; le politiche e pratiche delle donne per la difesa della natura e delle economie dei popoli.

2)      non c’è stata la possibilità di conoscere tutti i gruppi presenti, le loro pratiche e attività perché non abbiamo richiesta una presentazione scritta da consegnare all’arrivo.

3)      i seminari in qualche modo sono state una riproduzione delle sedute plenarie. Quelli che ho seguito sono stati molto interessanti e tuttavia con un gran peso dato alle conduttrici. Se avessimo deciso di dedicare i seminari, diciamo del secondo giorno, alle nostre pratiche, si sarebbe potuto dare spazio a tutti i gruppi e a tutte le convenute, conoscerci meglio ed  almeno iniziare ad elaborare dei percorsi comuni e più incisivi.

4)       anche se rifuggiamo dalle “conclusioni”, e con buona ragione, avremmo potuto stabilire dei punti su cui continuare in seguito le nostre elaborazioni, delle modalità a cui rivolgerci, iniziative da intraprendere in comune. L’unico tentativo in questo senso è stato quello delle inglesi per la sistematizzazione della nostra rete telematica, ma è stato collocato in coda e non ha avuto il dovuto riscontro.

 

Queste mie considerazioni sono necessariamente parziali perché non ho potuto seguire tutti i seminari, e neanche tutti gli interventi in plenaria. Ripensando a ciò che si sarebbe potuto fare di diverso, mi rendo conto di come alcune riflessioni si facciano a posteriori e di come sarebbe stato opportuno un maggior contributo da parte di tutti i gruppi locali.

                                                                                   Renata La Rovere

Napoli, 14 febbraio 2004

 

 

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