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CHI SONO LE DONNE IN NERO
Era il dicembre
1987. La prima Intifada era appena scoppiata e sette donne
israeliane hanno iniziato a protestare, vestite di nero e in
silenzio, in una piazza di Gerusalemme, contro l’occupazione
israeliana dei territori palestinesi.
Il nero e il
silenzio assunti a simbolo della tragedia comune del popolo
palestinese ed israeliano, la mano di Fatima, figlia prediletta di
Maometto, che fermava gli eserciti opponendo la mano davanti ai loro
sguardi, come simbolo della speranza di poter fermare tutte le
guerre.
Il gruppo, da
sette si è ingrandito– tra l’88 e l’89 – diffondendosi in
altre città israeliane e del mondo: europee, indiane,
nordamericane, australiane, costituendo un movimento che trova nel
rifiuto della guerra, dei massacri, delle occupazioni e di ogni
forma di violenza un modo diverso di protestare e che si pone come
ponte fra due popoli e le loro ragioni.
A Capodanno1990
diverse centinaia di donne europee parteciparono a Gerusalemme alla
manifestazione delle "DONNE IN NERO" israeliane e alla
catena umana attorno alle mura della città.
Il 9 ottobre del
’91 gruppi di donne appartenenti alle diverse repubbliche della ex
Jugoslavia, hanno cominciato a manifestare a Belgrado per
protestare, in silenzio, vestite di nero, contro la guerra, il
militarismo, il sessismo, lo stupro nella guerra, la pulizia etnica.
Da allora le
“DONNE IN NERO” hanno costantemente testimoniato la loro
opposizione alla guerra, in favore di una soluzione pacifica dei
conflitti: dalla guerra del Golfo a quella in Afghanistan, dalle
guerre Balcaniche all’intervento NATO in Kossovo; hanno cercato di
tessere reti, costruire ponti di pace e reali esperienze di
convivenza.
Le “DONNE IN
NERO” israeliane continuano ancora oggi a protestare contro la
violenza dell’occupazione.
In questi momenti,
in cui i venti di guerra soffiano più che mai, in cui l’attacco
contro il popolo palestinese si fa sempre più duro, è importante
che le donne chiedano che la guerra esca per sempre dalla storia.
La politica che
non combatte la fame dando cibo, che non combatte la sete dando
acqua, che non combatte le violazioni riconoscendo i diritti, è una
politica che persegue lo sterminio della dignità sociale e
individuale di ciascuno di noi.
Per mantenere la
nostra striscia di futuro fatta di pace, di libertà e di non
violenza è necessario continuare a manifestare il nostro
antimilitarismo e impedire che la guerra si appropri delle nostre
vite.
Per questo chiediamo alle donne che come noi si
sentono contro la guerra, che si sentono colpite dalla guerra, o che
non accettano di sentirsi in guerra, di unirsi fisicamente a noi o
anche solo di vestirsi simbolicamente a lutto, che siano a scuola,
al lavoro o a casa.
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