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Articolo apparso su "La Prealpina"

del 7 marzo 2004

(foto della carovana)

 

La denuncia della Carovana della Pace: qui il 20 per cento della produzione nazionale

"Varese, una grande fucina 

per le armi"

Ha fatto tappa venerdì sera la Carovana della pace. Non erano molte le persone che l'hanno accolta in piazza della Repubblica, ma gli organizzatori sono soddisfatti. La Carovana, infatti, ha incontrato al Municipio di Olgiate Comasco alcuni sindaci delle province di Varese e Como: un momento di riflessione sul ruolo delle amministrazioni cittadine nel sostenere la causa pacifista.

"Abbiamo notato una incredibile collaborazione tra i comuni di queste zone - dice Barbara Rigoli, la capo carovana. Le mozioni proposte sono state accolte con entusiasmo".

Si è parlato di ritiro delle truppe dall'Iraq, di mercato delle armi e di tutti i temi cari al popolo della pace. "Molti comuni hanno anche aderito alla richiesta di partecipare alla manifestazione contro la guerra del 20 marzo a Roma, portando il proprio gonfalone".

In piazza a Varese, poi, Donne in Nero, Varese Social Forum, Emergency e Sinistra Giovanile hanno dato vita ad un presidio, invitando i passanti a sottoscrivere gli appelli in difesa della legge regionale 6/94 sulla riconversione bellica per la modifica del regolamento di Exa, la fiera internazionale delle armi. La lotta contro l'industria bellica e i mercanti di armi è, infatti, una priorità del movimento pacifista.

Se ne è parlato, proprio in occasione dell'arrivo della carovana, in un'assemblea pubblica dal titolo "Armiamoci di Pace infinita", alla Cooperativa di Biumo Inferiore e Belforte. "Il nostro territorio produce il 20 % delle armi fabbricate a livello nazionale" spiega Marco Tamborini, componente dell'agenzia regionale per la riconversione bellica, "Varese è una provincia ad alta densità armiera ed è proprio da qui che deve partire la protesta contro l'industria militare. La mobilitazione verso le fabbriche è ormai una necessità: nell'ultimo anno la spesa militare è raddoppiata. E la guerra si fa anche per usare le armi".

La denuncia di questa situazione arriva anche da Raniero La Valle, ospite d'eccezione, giornalista e parlamentare impegnato nella solidarietà e per la pace: "Le armi sono solo strumenti di morte e ogni giorno dimostrano la loro patetica inutilità. Hanno raggiunto la massima perfezione e allo stesso tempo la loro massima impotenza".

Ma non si può nemmeno attribuire la responsabilità delle guerre solo all'industria bellica: "E' iniziata la riabilitazione della logica militare come strumento fondamentale nelle relazioni internazionali. La guerra ormai non ha neanche più bisogno di motivazioni: si dice e si fa. In più i conflitti hanno assunto una dimensione totale: è questa la vera globalizzazione".

Proprio le armi, però, che permettono di vincere, sanciscono l'impotenza di chi le usa: "Possono solo uccidere e distruggere, ma non conquistano - continua La Valle - nella migliore delle ipotesi le armi sono inutili, nella peggiore e più verosimile, sono la vera causa della violenza e del terrorismo. Lo stesso terrorismo, in questo modo, non verrà mai sconfitto: i corpi dei kamikaze umiliano le armi tecnologiche. Solo la mediazione, il dialogo, la pace possono salvarci da un futuro di guerra infinita".

Per questo, secondo i pacifisti, "la risposta deve essere forte: politica e culturale. Denunciare questa incredibile situazione in tutte le piazze: è questo il compito del popolo della pace". La Carovana quindi riparte: da tre punti dell'Italia (nord-est, nord-ovest e sud) convergerà a Roma in occasione della Giornata mondiale per la pace del 20 marzo, anniversario dell'inizio della guerra in Iraq.

                                                                                               Giorgio Michieletto

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