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La
denuncia della Carovana della Pace: qui il 20 per cento
della produzione nazionale
"Varese,
una grande fucina
per
le armi"
Ha fatto
tappa venerdì sera la Carovana della pace. Non erano molte le
persone che l'hanno accolta in piazza della Repubblica, ma gli
organizzatori sono soddisfatti. La Carovana, infatti, ha
incontrato al Municipio di Olgiate Comasco alcuni sindaci
delle province di Varese e Como: un momento di riflessione sul
ruolo delle amministrazioni cittadine nel sostenere la causa
pacifista.
"Abbiamo
notato una incredibile collaborazione tra i comuni di queste
zone - dice Barbara Rigoli, la capo carovana. Le mozioni
proposte sono state accolte con entusiasmo".
Si è
parlato di ritiro delle truppe dall'Iraq, di mercato delle
armi e di tutti i temi cari al popolo della pace. "Molti
comuni hanno anche aderito alla richiesta di partecipare alla
manifestazione contro la guerra del 20 marzo a Roma, portando
il proprio gonfalone".
In piazza a
Varese, poi, Donne in Nero, Varese Social Forum, Emergency e
Sinistra Giovanile hanno dato vita ad un presidio, invitando i
passanti a sottoscrivere gli appelli in difesa della legge
regionale 6/94 sulla riconversione bellica per la modifica del
regolamento di Exa, la fiera internazionale delle armi. La
lotta contro l'industria bellica e i mercanti di armi è,
infatti, una priorità del movimento pacifista. Se
ne è parlato, proprio in occasione dell'arrivo della
carovana, in un'assemblea pubblica dal titolo "Armiamoci
di Pace infinita", alla Cooperativa di Biumo Inferiore e
Belforte. "Il nostro territorio produce il 20 % delle
armi fabbricate a livello nazionale" spiega Marco
Tamborini, componente dell'agenzia regionale per la
riconversione bellica, "Varese è una provincia ad alta
densità armiera ed è proprio da qui che deve partire la
protesta contro l'industria militare. La mobilitazione verso
le fabbriche è ormai una necessità: nell'ultimo anno la
spesa militare è raddoppiata. E la guerra si fa anche per
usare le armi". La
denuncia di questa situazione arriva anche da Raniero La
Valle, ospite d'eccezione, giornalista e parlamentare
impegnato nella solidarietà e per la pace: "Le armi sono
solo strumenti di morte e ogni giorno dimostrano la loro
patetica inutilità. Hanno raggiunto la massima perfezione e
allo stesso tempo la loro massima impotenza". Ma
non si può nemmeno attribuire la responsabilità delle guerre
solo all'industria bellica: "E' iniziata la
riabilitazione della logica militare come strumento
fondamentale nelle relazioni internazionali. La guerra ormai
non ha neanche più bisogno di motivazioni: si dice e si fa.
In più i conflitti hanno assunto una dimensione totale: è
questa la vera globalizzazione". Proprio
le armi, però, che permettono di vincere, sanciscono
l'impotenza di chi le usa: "Possono solo uccidere e
distruggere, ma non conquistano - continua La Valle - nella
migliore delle ipotesi le armi sono inutili, nella peggiore e
più verosimile, sono la vera causa della violenza e del
terrorismo. Lo stesso terrorismo, in questo modo, non verrà
mai sconfitto: i corpi dei kamikaze umiliano le armi
tecnologiche. Solo la mediazione, il dialogo, la pace possono
salvarci da un futuro di guerra infinita". Per
questo, secondo i pacifisti, "la risposta deve essere
forte: politica e culturale. Denunciare questa incredibile
situazione in tutte le piazze: è questo il compito del popolo
della pace". La Carovana quindi riparte: da tre punti
dell'Italia (nord-est, nord-ovest e sud) convergerà a Roma in
occasione della Giornata mondiale per la pace del 20 marzo,
anniversario dell'inizio della guerra in Iraq.
Giorgio Michieletto |