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Articolo apparso su "La Prealpina"

del 24 marzo 2004

 

 

In occasione della presentazione del libro "Donne disarmanti" le Donne in Nero di Varese rilanciano il messaggio della non violenza

Contro la guerra con la "strategia della pazienza"

Quando non indossano le bandiere variopinte della pace, vestono di scuro, in segno di lutto per la guerra, come fossero loro le madri, le mogli e le sorelle costrette a piangere per i propri morti. Stanno in silenzio (quando ci riescono, ammettono ridendo) per protestare simbolicamente contro le lotte che insanguinano il pianeta. E organizzano ogni venerdì pomeriggio dalle 18 alle 19 un sit-in in una piazza varesina per informare la gente comune delle iniziative in programma.

Sono le "Donne in Nero", un gruppo internazionale fondato a Gerusalemme nel 1987 da sette donne israeliane contrarie all'occupazione militare della Palestina, ma attivo da due anni anche nella città Giardino grazie all'impegno di una ventina di signore (alcune giovanissime, la maggior parte ultraquarantenni) che predicano la non violenza, l'antimilitarismo e il pacifismo ad oltranza come unico mezzo per risolvere i contrasti moderni.

Ieri mattina, nella sede dell'Arci di Via Del Cairo, quattro esponenti dell'associazione (Ierina Dabalà, Margherita Conte, Luciana Gamberoni e Nicole Brierre) hanno incontrato la stampa per illustrare l'ultima iniziativa messa in cantiere, la presentazione del libro "Donne Disarmanti", alla presenza di una delle curatrici, Monica Lanfranco.

L'appuntamento è fissato per venerdì prossimo (26 marzo) alle ore 21 nella Palazzina della Cultura di via Sacco 11 a Varese. Nel volume pubblicato dallìeditore Intra Moenia sono raccolte molte testimonianze di donne vissute in diversi periodi storici (dall'antichità ai giorni nostri) che hanno messo in atto la pratica nonviolenta, considerata la terza via alla sottomissione alle ingiustizie da una parte e alla reazione non violenta dall'altra. Ma oggi ha ancora un senso parlare di pace e pacifismo" senza se e senza ma"?

E soprattutto, le recenti divisioni politiche (interne alla stessa sinistra) sul tema della guerra e del terrorismo, a suon di insulti, cacciate dalle manifestazioni e "ceffoni" simbolici, non rischiano di gettare fango su quelle bandiere colorate?

"Bisogna avere molto coraggio per continuare a dichiarare che la pace è l'unica via possibile - dicono in gruppo le "Donne in Nero" - come ci vuole molto coraggio per esporre ancora adesso, come fanno in moltissimi, le bandiere arcobaleno alla finestra, anche dopo l'onda emotiva causata l'anno scorso dall'inizio della guerra in Iraq. Ci vuole perseveranza, ci vuole pazienza per continuare sull'unica strada possibile per ottenere un mondo migliore, quello che noi continuiamo a credere possa esistere. Il nostro movimento si richiama a due simbologie: il vestito nero e il silenzio. Certo, nel nostro cuore speriamo di indossare un giorno abiti color arcobaleno che simboleggiano la pace fra i popoli".

Il movimento pacifista, quindi, c'è e torna a farsi sentire, dribblando in un solo colpo le lusinghe e le critiche che giungono da Palazzo. "Sabato scorso a Roma c'erano un milione di persone per manifestare contro la guerra - dicono ancora le Donne in Nero. Questo movimento sfugge al controllo della politica. I media hannoo dato risalto a quei trenta disturbatori e non a quel milione di persone che ancora oggi chiedono la pace. Telegiornali e mezzi di comunicazione dipingono i non violenti come anti-americani, ma non è così. Quanti sanno che le manifestazioni di sabato sono partite dal forum degli Stati Uniti?

                                                                                                      Elisa Polveroni

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