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In
occasione della presentazione del libro "Donne
disarmanti" le Donne in Nero di Varese rilanciano il
messaggio della non violenza
Contro
la guerra con la "strategia della pazienza"
Quando non
indossano le bandiere variopinte della pace, vestono di scuro,
in segno di lutto per la guerra, come fossero loro le madri,
le mogli e le sorelle costrette a piangere per i propri morti.
Stanno in silenzio (quando ci riescono, ammettono ridendo) per
protestare simbolicamente contro le lotte che insanguinano il
pianeta. E organizzano ogni venerdì pomeriggio dalle 18 alle
19 un sit-in in una piazza varesina per informare la gente
comune delle iniziative in programma.
Sono le
"Donne in Nero", un gruppo internazionale fondato a
Gerusalemme nel 1987 da sette donne israeliane contrarie
all'occupazione militare della Palestina, ma attivo da due
anni anche nella città Giardino grazie all'impegno di una
ventina di signore (alcune giovanissime, la maggior parte
ultraquarantenni) che predicano la non violenza,
l'antimilitarismo e il pacifismo ad oltranza come unico mezzo
per risolvere i contrasti moderni.
Ieri
mattina, nella sede dell'Arci di Via Del Cairo, quattro
esponenti dell'associazione (Ierina Dabalà, Margherita Conte,
Luciana Gamberoni e Nicole Brierre) hanno incontrato la stampa
per illustrare l'ultima iniziativa messa in cantiere, la
presentazione del libro "Donne Disarmanti", alla
presenza di una delle curatrici, Monica Lanfranco.
L'appuntamento
è fissato per venerdì prossimo (26 marzo) alle ore 21 nella
Palazzina della Cultura di via Sacco 11 a Varese. Nel volume
pubblicato dallìeditore Intra Moenia sono raccolte molte
testimonianze di donne vissute in diversi periodi storici
(dall'antichità ai giorni nostri) che hanno messo in atto la
pratica nonviolenta, considerata la terza via alla
sottomissione alle ingiustizie da una parte e alla reazione
non violenta dall'altra. Ma oggi ha ancora un senso parlare di
pace e pacifismo" senza se e senza ma"?
E
soprattutto, le recenti divisioni politiche (interne alla
stessa sinistra) sul tema della guerra e del terrorismo, a
suon di insulti, cacciate dalle manifestazioni e
"ceffoni" simbolici, non rischiano di gettare fango
su quelle bandiere colorate?
"Bisogna
avere molto coraggio per continuare a dichiarare che la pace
è l'unica via possibile - dicono in gruppo le "Donne in
Nero" - come ci vuole molto coraggio per esporre ancora
adesso, come fanno in moltissimi, le bandiere arcobaleno alla
finestra, anche dopo l'onda emotiva causata l'anno scorso
dall'inizio della guerra in Iraq. Ci vuole perseveranza, ci
vuole pazienza per continuare sull'unica strada possibile per
ottenere un mondo migliore, quello che noi continuiamo a
credere possa esistere. Il nostro movimento si richiama a due
simbologie: il vestito nero e il silenzio. Certo, nel nostro
cuore speriamo di indossare un giorno abiti color arcobaleno
che simboleggiano la pace fra i popoli".
Il movimento
pacifista, quindi, c'è e torna a farsi sentire, dribblando in
un solo colpo le lusinghe e le critiche che giungono da
Palazzo. "Sabato scorso a Roma c'erano un milione di
persone per manifestare contro la guerra - dicono ancora le
Donne in Nero. Questo movimento sfugge al controllo della
politica. I media hannoo dato risalto a quei trenta
disturbatori e non a quel milione di persone che ancora oggi
chiedono la pace. Telegiornali e mezzi di comunicazione
dipingono i non violenti come anti-americani, ma non è così.
Quanti sanno che le manifestazioni di sabato sono partite dal
forum degli Stati Uniti?
Elisa Polveroni
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