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Un articolo di Monica Lanfranco
Sono
convinta che tra gli effetti impalpabili di questo sanguinoso
e angosciante clima di guerra e terrore ci sia, per noi che
non viviamo sotto le bombe o la minaccia imminente di
attentati, l'avvelenamento continuo e inesorabile della nostra
quotidiana capacità di ascolto, di comunicazione.
Nella fortissima tensione e pressione che ci attanaglia (dalla
prima guerrain Irak? dalla guerra nella ex Yugoslavia? dall'11
settembre? dalla prima bomba donna? dal primo decapitato?dalla
strage in Ossezia?) si irrigidisce la clemenza nell'ascoltare
le parole di chi ci sta accanto: e non parlo degli o delle
avversarie, ma dei nostri vicini, degli uomini e delle donne
che fanno cammini analoghi, simili, limitrofi ai nostri e che,
come noi spaventati e disorientati, dicono o fanno cose che
non condividiamo. C'è, allora, chi si scaglia contro chi è
percepito come traditore della linea dura e pura dei senza se
e senza ma; chi si scandalizza per dubbi scomodi e aut aut
malposti ma presenti nelle menti sconvolte, chi vede nella
disponibilità di dialogo indotto dall'emergenza un tradimento
della ferma opposizione alla guerra, chi celebra il rituale de
profundis all'azione dei movimenti, chi sbeffeggia
manifestazioni e iniziative non urlate e aggressive. Alla
durezza della realtà si risponde, specularmente, con la
durezza e la rigidità delle proprie accuse, certificate da
certezze prive dello spessore che solo i sentimenti, l'empatia
e il rispetto costruiscono.
Mi sbaglierò, ma ho sentito in particolare l'attacco alle
dichiarazioni e al comportamento di Bertinotti, al cui partito
non appartengo, che per molti aspetti mi è lontano e del
quale apprezzo l'attenzione ai temi della nonviolenza, come un
affondo selvaggio da parte di chi considera l'immissione dei
sentimenti, della pietas nella politica. Chi cerca di non
procedere sempre e comunque con slogan e semplificazioni, chi
articola e argomenta senza tagliare sempre e tutto con
l'accetta è dunque femminile, perdente, traditore, venduto.
Quello scarto, quel "di più" fondativo della
politica che guardacaso è stato indicato proprio dai
movimenti delle donne come indispensabile per scongiurare
l'incedere dell'imbarbarimento della politica stessa è
cancellato: il partire da sè per andare verso l'altra persona
e le sue differenze, il considerare le emozioni, il corpo, i
sentimenti ritenuti 'deboli' come paura, commozione, dubbio.
Eppure
senza questi strumenti,senza il rispetto con i quali lavorano
lontano dalla ribalta mediatica le migliaia di uomini e donne
di tutte le età, fede e visioni, che credono nel cambiamento
e in un'altra globalizzazione e politica planetaria, non si
arresterà la valanga di sangue che sta arrossando l'esistenza
umana.
Un abbraccio a tutt*
Monica Lanfranco
24-09-04
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