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Da
dove cominciare?
Mi
piacerebbe cominciare dal fondo, cioè dalle tante lettere di
solidarietà, non solo da chi mi aspettavo, da voi compagni e
compagne pacifisti femministe nonviolenti, ma da studenti,
madri di ragazzi e ragazze tenuti in carcere senza addirittura
accuse precise, genitori di figli portatori di handicap che
temono i tagli morattiani degli insegnanti di sostegno,
soldati democratici, che sperano in una democratizzazione e
sindacalizzazione delle forze armate, insomma un vasto mondo
non conosciuto che però è capace di
indignazione, punto di partenza di qualsiasi presa di
posizione etica.
Però vi devo dare un resoconto e quindi ecco una sommaria
cronaca.
Sapete quasi tutto, cioè che la mia candidatura, in una
commissione di 24 membri, esattamente divisa a metà tra
maggioranza e opposizione poteva essere effettiva alla quarta
votazione in quanto tra i due
finiti al ballottaggio passa chi ha più anni e quindi io.
Fino alla seconda votazione tutto è filato dritto, anche se
le pressioni dei giornali e le curiosità sulle parole dette
da me alla manifestazione pacifista del 2 giugno già facevano
baccano. Alla mattina della terza votazione grande scandalo
per l'intervista del Corriere che, non potendo trovare niente
di disdicevole nemmeno nei classici terni minati della
resistenza in Iraq, del terrorismo e simili ha sparato
il titolo sulle Frecce tricolori che naturalmente avevo detto
proprio alla manifestazione, ma che del resto ho detto
spesso anche in campagna elettorale in Friuli-Venezia giulia,
e se sono stata eletta lì, collegio del tutto insicuro e
regione dove stanno le Frecce, vuol dire che anche lì c'è
chi non si scandalizza a sentirle criticare. Si sparge la voce
che la destra non si presenterà alla seduta e facendo venire
meno il numero legale a oltranza renderà impossibile la mia
elezione e obbligherà il presidente del Senato a indire una
nuova sessione di voto con altre candidature. Ma ciò non si
verifica non so se per divisioni tra An e Cdl o se per
non disponibilità di Marini.
Arrivano infatti tutti i senatori della destra e si vota, allo
scrutinio inopinatamente compare il nome di De Gregorio
dell'Italia dei valori, che raccoglie oltre il suo, i 12 voti
della destra, che fa 13 e passa presidente. Segue il
lavoro per eleggere i due vicepresidenti e i due segretari e
anche lì Zanone ottiene 11 voti e il candidato di destra 13 e
poi dopo che generosamente Silvana Pisa senatrice Ds e
pacifista ritira la sua candidatura come segretaria per
lasciare spazio a me, sempre con 13 voti al candidato di
destra, e 10 a me, la commissione viene completata. Devo prima
di tutto ringraziare per l'estrema correttezza il
vicepresidente Zanone che dichiara subito di accettare la
vicepresidenza con riserva, appunto per quanto accaduto e
-come ho già detto- Silvana Pisa per avere assolutamente
voluto cedermi
il suo posto.
Sicchè alla fine di tutto questo orrendo pasticcio mi ritrovo
comunque segretaria della Commissione e quindi nell'ufficio di
presidenza.
Seguono agitazioni varie da parte dei giornali e interviste a
non finire (quanto durerà questa fama drogata? penso pochi
giorni, non ci prenderò gusto, in fin dei conti sono stata
eletta in due collegi senatoriali come capolista senza nemmeno
una intervista o un passaggio in TV, un vero record).
L'operazione è stata condotta con spregiudicata rozzezza.
Infatti se il senatore dell'Italia dei valori poteva sostenere
che io sono una testa calda, che ho parlato male di
Garibaldi e altre nefandezze, doveva almeno mantenere la
fiducia a Zanone, parlamentare
di lunga e limpida tradizione liberale, persona di grande
equilibrio e che del resto è stato anche ministro della
Difesa: è stato considerato reo di non essersi
dissociato da me? è colpevole di reato associativo?
mah! Seguono le più straordinarie dichiarazioni: il
neopresidente dichiara di aver avuto sentore dello sconcerto
degli Alti comandi militari, dichiarazione molto grave, perchè
gli Alti comandi militari se hanno delle cose da dire le
dicono al Ministro della Difesa e non si capisce perché al
senatore De Gregorio, o lui fa parte dei servizi segreti?
comunque nel caso è uno che parla troppo. Almeno per
copertura avrebbe dovuto pubblicamente sottrarsi a simili
improbabili pressioni, dato che avrebbero rappresentato un
tentativo dei militari di influire sul parlamento, una cosa da
servizi segreti, ma quelli deviati. A sua volta Schifani
si vantava di aver impedito la mia elezione e con ciò quasi
salvato la patria: esagerato!
Nemmeno io che pure ho una buona opinione di me, avevo mai
tanto presunto di me stessa.
Miserevole come quasi sempre La Russa che mi incita a
dedicarmi ai nipotini, che sono ormai grandicelli e a me
affettuosissimamente legati, come io a loro. Se poi i nipotini
tengono il posto della calza, cui erano tradizionalmente
rinviate le donne, sappia che sono brava ai ferri e
all'uncinetto, so persino fare il filet e il makramè, sono
anche una buona cuoca, naturalmente per chi amo invitare alla
mia tavola, faccio i lavori di casa ecc. e la passione
politica si è accompagnata per tutta la mia vita con
queste incombenze: penso che La Russa non ce la farebbe, ma
noi donne ci siamo abituate e ce la facciamo.
Adesso dico qualcosa sulla sfilata.
A me le sfilate non piacciono e questa è solo una questione
di gusto, non se ne discute, ma nemmeno ci si cava una
qualsiasi ragione di ostracismo. Una sfilata militare a Roma,
una per tutto il paese, mi pare simbolo poco repubblicano,
poco capace di fare della Repubblica davvero la cosa di tutti
e tutte. Inoltre far passare mezzi pesanti e inquinanti da
terra e dal cielo in una delle zone archeologiche più
preziose del mondo è davvero una follia.
Un 2 giugno che si festeggi con feste popolari in tutte le
città e i paesi d'Italia è molto più fedele allo spirito
della festa e della data, non disturba, non inquina, valorizza
le bellezze naturali e artistiche della nazione, ne celebra e
cementa l'unità molto di più.
Credere che l'unità possa essere rappresentata da una sorta
di celebrazione monarchica, mi pare poco intelligente.
C'è gran bisogno di fare cose meno uniformi, meno
processionali, più sobrie, più semplici, meno pompose, meno
"petto in fuori e fanfare a gogò", appunto più
repubblicane. Credo fosse Salvemini che -preso dalla sua nota
vis polemica- si era tanto irritato una volta da definire
l'Italia una "repubblica monarchica dei preti".
*E' meglio cambiare un po', un po' tanto*
Lidia
Menapace
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